POMPEI. La folla di turisti è rimasta attonita davanti ai cancelli degli scavi archeologici inaspettatamente chiusi. Disagi per i visitatori ci sono stati per tutta la mattinata di ieri. Un corteo organizzato da Cgil, Cisl, Uil, Unsa, Flp, Intesa, che, partito dagli scavi alle ore 8.30, è giunto alla Sopraintendenza Archeologica di Pompei. Un'azione contro le privatizzazioni, per garantire una maggiore tutela della legalità e della trasparenza. «Quello che chiediamo spiega Cirillo, responsabile sindacale della Uil provinciale- è una maggiore trasparenza nelle assunzioni che dovrebbero avvenire a livello ministeriale con tanto di bando di concorso. C'è una carenza di personale, resa nota non solo dai sindacati ma anche dall'amministrazione e dal ministero. Abbiamo un sott'organico, per quanto riguarda il personale di vigilanza, di 500 unità e vista l'ampiezza del territorio da sorvegliare e tutelare, il compito è davvero oneroso». L'area da salvaguardare è di circa 66 ettari e inoltre sono più di 2 milioni i visitatori all'anno del sito archeologico. Il compito svolto dal personale già attivo sembra essere di altissimo livello, senza contare il servizio di video-sorveglianza all'esterno del perimetro degli scavi. Ma è legittima la richiesta dei lavoratori di ampliare l'organico e di aprire, presso il Ministero competente, un tavolo di contrattazione nazionale sulla questione. Ita i manifestanti c'è anche chi non ha interesse a combattere le privatizzazioni. «Se tale operazione - dichiara De Cristoforo, dell' Unsa - viene fatta nella trasparenza e nel massimo rispetto delle regole ben venga la privatizzazione. Il nostro primo obiettivo è quello di garantire la tutela degli scavi in modo da consentire una fruizione migliore del servizio. Anche se l'organico non è al completo - precisa - non siamo noi responsabili degli ultimi furti e : danneggiamenti verificatesi. Per quanto riguarda l'ultimo episodio, la colonna romana trovata distrutta, occorre ricordare che tutte le case cantieristiche, dove ci sono i lavori di restauro, sono interdette alla vigilanza. Se avessimo potato fare il nostro lavoro, come avviene nelle altre aree, non si sarebbe creato tanto clamore e certo la soluzione sarebbe stata più rapida». Spetta ora alle autorità inquirenti stabilire la causa e risolvere il giallo del danneggiamento della colonna di tufo avvenuto lunedì scorso. Per ora resta sconosciuta la causa della rottura. Ieri, in mattinata, c'è stato un ulteriore sopralluogo dei carabinieri, guidati dal maresciallo Vittorio Manzo, alla casa di Obellio Firmo, a cui ha preso parte anche il soprintendente dei Beni archeologici, Pietro Giovanni Guzzo. Proprio quest'ultimo aveva parlato di intimidazione, ma si è aggiunto, alla pista degli investigatori,nelle ultime ore? anche l'ipotesi dell'incidente. Maltempo, atto vandalico o altro, queste potrebbero essere le cause della caduta e saranno i risultati delle condizioni meteo tra venerdì e lunedì scorsi, a scartare o includere l'ipotesi accidentale.