Ci sono vasi bicromi del V-VI secolo a.C., ceramiche apule e bronzetti etruschi per milioni di euro, ma anche probabili falsi come una testa di Apollo in marmo nel tesoro di 69 pezzi proveniente per lo più da scavi archeologici abusivi nell'area foggiana, recuperato dalla polizia di Ancona e Senigallia. L'operazione è scattata dopo che una pattuglia ha fermato due pregiudicati pugliesi, C. L., 58 anni, e F. G., 73, che in due borsoni trasportavano 22 reperti, quasi certamente trafugati da una tomba di ipogeo di Canosa. Otto le persone denunciate a piede libero per ricettazione, e altrettante le perquisizioni condotte in abitazioni di Ancona, Venezia, Padova, Roma, Frosinone e Perugia ANCONA - Ci sono vasi bicromi del V-VI secolo avanti Cristo, ceramiche apule e bronzetti etruschi per un valore complessivo di milioni di euro, ma anche probabili falsi come una testa di Apollo in marmo e un gruppo di ceramiche "attiche" perfettamente riprodotte nel tesoro di 69 pezzi proveniente per lo più da scavi archeologici abusivi nell'area foggiana, recuperato dalla polizia di Ancona e Senigallia nell'ambito dell'operazione "Caveau". Otto le persone denunciate a piede libero per ricettazione, e altrettante le perquisizioni condotte in abitazioni di Ancona, Venezia, Padova, Roma, Frosinone e Perugia, dove gli indagati quasi tutti "tombaroli" o ricettatori con precedenti specifici nascondevano i reperti, pronti a venderli a collezionisti privati. Accertamenti sono ancora in corso anche su una tela che richiama lo stile di Rembrandt o della sua scuola, ma che secondo i primi accertamenti tecnici sarebbe una copia tardiva. L'operazione "Caveau", illustrata in una conferenza stampa dal dirigente della Squadra mobile di Ancona Luigi Di Clemente e da quello del Commissariato di Senigallia Filippo Materi, è partita il 5 gennaio scorso, grazie all'intuizione di una pattuglia di poliziotti senigalliesi. Gli agenti hanno fermato per un controllo, lungo la Statale 16, una Mercedes con a bordo due pregiudicati pugliesi, C. L., 58 anni, e F. G., 73, che in due borsoni trasportavano 22 reperti, quasi certamente trafugati da una tomba di ipogeo di Canosa, o comunque da scavi clandestini del sub Appenino dauno-pugliese (Canosa, Arpi e Ordona), una zona nota fin dall'800 per gli scavi abusivi. Fra i 22 pezzi c'era anche la testa di Apollo, forse un'imitazione rinascimentale dell'Apollo del V secolo noto come tipo di Mantova. I due tombaroli hanno tentato di far credere che tutto il materiale fosse falso, ma la Soprintendenza di Ancona ne ha confermato l'autenticità, e l'inchiesta, coordinata dal procuratore Vincenzo Luzi, è andata avanti. Fino alle perquisizioni della notte fra il 16 e il 17 marzo scorsi, durante le quali sono stati recuperati altri 47 pezzi: ceramiche a vernice nera di Ignazia di Bari, vasi configurati del IV secolo, simili alla serie esposta nel museo di Taranto, bronzetti ellenistici, e anche numerosi avori, giade e coralli lavorati di provenienza asiatica. Oltre ad un lingotto d'oro fuso durante il Terzo Reich con l'oro sottratto agli ebrei. "I reperti autentici, ma in qualche modo anche i falsi ha detto l'archeologo della Soprintendenza Maurizio Landolfi, che ha svolto le prime perizie sono di grandissimo valore per la storia della cultura mediterranea. Anche le copie, realizzate dagli unici veri artigiani in quest'epoca di globalizzazione, testimoniano infatti l'irripetibilità del nostro patrimono culturale". Oltre a C. L. e F. G., sono stati denunciati A. G., 54 anni, residente in provincia di Venezia, M. A. e M. A., due fratelli (un uomo e una donna) di 36 e 46 anni, entrambi residenti in provincia di Frosinone, un ventottenne di Bari, M. V., S. M., 56 anni, residente nel Perugino, e P. F., 49 anni, della provincia di Padova.