Tuttavia, se ipotesi di reato sussista, dovranno accertarlo magistratura inquirente e organi di polizia delegati. Altra cosa, invece, è interrogarsi circa un ben diverso segnale, che parimenti emerge dall'episodio di cui si ragiona, riconducibile alle carenze gestionali e finanziarie del più spettacolare, intrigante e riccamente documentato complesso archeologico nazionale. Il fatto è che Pompei, per l'eccezionalità ed irripetibilità delle testimonianze che racchiude, non è affatto soltanto una emergenza archeologica di straordinaria rilevanza, bensì è l'espressione complessa e articolata di un insieme organico, la rappresentazione concretamente plastica di un modello sociale. Un simile patrimonio è una ricchezza immensa che il mondo intero invidia al nostro Paese, alla nostra regione, a Napoli. Ma che né il Paese, né la sua regione, né il circondario urbano che l'ospitano dimostrano di saper adeguatamente apprezzare e opportunamente valorizzare. Tanto che, se talune anticipazioni fossero veritiere circa l'intendimento di sopprimerne l'autonomia della relativa Soprintendenza, riaccorpata di nuovo all'Archeologico napoletano, ci sarebbe da chiedersi quali logiche, quali effetti attesi, quali vantaggi culturali potrebbero mai motivare un provvedimento, in controtendenza rispetto al criterio benemerito del decentramento, della diretta territorializzazione delle strutture di governance. Perché se il polo archeologico pompeiano soffre di sottodimensionamento degli organici, se per ogni ettaro di superficie da vigilare mancano almeno otto custodi, se il miracolo dell'apertura notturna, nonostante la lusinghiera accoglienza di pubblico, resta un miraggio, se la sorveglianza elettronica è soltanto abbozzata, se il programma di sviluppo degli scavi è, in gran parte, effetto di finanziamenti straordinari e di aiuti europei, perché mai si dovrebbe pensare che unificando le Soprintendenze si otterrebbero effetti positivi sull'insieme archeologico campano ricentralizzato? Forse effetti statistici, semmai qualche economia, decisamente marginale, limitata ad alcune spese di funzionamento; non di sicuro vantaggi in termini di programmazione, direzione e concertazione dell'azione di sviluppo di un sito che, già oggi, accoglie due milioni di visitatori e che dovrebbe potersi porre l'obiettivo di un rapido raddoppio. Perciò, prendiamoci cura della colonna della casa di Obellio Firmo, traiamone insegnamento dal suo misterioso collassare, riflettendovi come di fronte ad un segnale, un ammonimento che riecheggia duemila anni di storia, dalla terra dei nostri intraprendenti antenati.