Bocciata la legge Frattini sulla decadenza automatica. Furono cacciati per motivi politici oltre 100 superburocrati. I casi di Lazio e Sicilia Riforma pensioni, asse sindacati-Rifondazione: aumento volontario delletà ROMA - No allo spoils system. La Corte costituzionale ha bocciato ieri la norma contenuta nella "riforma Frattini" del 2002 che stabiliva la cessazione automatica degli incarichi dei dirigenti generali della pubblica amministrazione dopo due mesi dallentrata in vigore della legge. Una norma che in questi anni ha provocato una serie di vere e proprie epurazioni nei ministeri, riducendo i margini di autonomia dei dirigenti rispetto alla politica. Sono stati più di cento i superburocrati rimossi per ragioni sostanzialmente politiche. Ma non più di una quindicina sono quelli che hanno fatto ricorso e che in teoria potrebbero chiedere di essere reintegrati. Secondo la Consulta cera un «contrasto» con i principi costituzionali di «imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione». E dunque ha ricordato che la revoca delle funzioni attribuite ai dirigenti «può essere conseguenza soltanto di una accertata responsabilità dirigenziale in presenza di determinati presupposti e allesito di un procedimento di garanzia». Con unaltra sentenza la Corte ha anche dichiarato lillegittimità costituzionale di disposizioni analoghe approvate dalla Regione Lazio e della Regione Sicilia e che riguardavano dirigenti di Asl e aziende ospedaliere e di enti regionali. Un plauso alla decisione dei giudici costituzionali è arrivato dallex ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini (Ds): «Grazie alla Corte costituzionale si tornerà a legare le valutazioni ai risultati oggettivi dellattività dirigenziale. Le norme targate Frattini finivano, invece, per mettere alla mercé del potere politico i dirigenti». Bipartisan il commento di Gianni Alemanno (An): «Adesso sia il centrodestra che il centrosinistra devono prendere atto di questa nuova situazione rinunciando definitivamente a pratiche di epurazione». Si surriscalda, invece, il clima intorno alla vicenda delle pensioni, dove va costruendosi un asse tra la sinistra massimalista e i sindacati contro la revisione dei coefficienti e laumento obbligatorio delletà pensionabile. «Non si può pensare di risolvere il problema dello scalone, modificando in peggio i coefficienti di trasformazione», ha tuonato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. In piena sintonia Luigi Angeletti, segretario generale della Uil: «Laumento delletà non serve a niente. Laggiornamento dei coefficienti? Questione superata o obsoleta». Forti della sponda sindacale anche i due partiti della sinistra dalla maggioranza, Pdci e Rifondazione hanno messo i loro paletti, così che per Palazzo Chigi sarà difficile abbandonare lo schema della "doppia concertazione", con i partiti e con le parti sociali. «Il dibattito sul sistema previdenziale ha preso una brutta piega», ha voluto far sapere Gianni Pagliarini del Pdci. Mentre per il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (assente allincontro del governo con le parti sociali) linnalzamento delletà pensionabile «è possibile solo con gli incentivi». È rimasta defilata, invece, la componente riformista della maggioranza in attesa, probabilmente, che la trattativa entri nel vivo. Va allattacco lopposizione: «Chi vuol uscire esca perché con questo sistema di pensioni cè da avere paura», ha detto il vice presidente di Forza Italia, Giulio Tremonti.