La Corte dei Conti mette sotto accusa le Soprintendenze di Napoli e della Campania. Nell'occhio del ciclone il meccanismo di affidamento e di pubblicizzazione dei lavori di restauro artistico, architettonico ed archeologico. Secondo un'indagine avviata dalla Corte dei Conti Sezione centrale sulla Gestione delle amministrazioni dello Stato "il 62 degli appalti vengono affidati ricorrendo al cottimo fiduciario e di questa quota, i due terzi, sono stati assegnati senza alcun tipo di gara, neanche formale". Ovvero, le soprintendenze hanno selezionato attraverso gli elenchi di "fiducia". Solo il 15 dei bandi di gara vengono pubblicati nell'Albo Pretorio ove si eseguono i lavori e nell'Albo della Stazione appaltante.Solo qualche soprintendenza ha provveduto da qualche mese a pubblicare i bandi di garaed elenchi delle imprese di fiducia sui propri siti internet. La Corte dei Conti ha dichiarato "allarmante, che nell'85 dei casi non si sia proceduto ad indire gare di appalte con forme di pubblicità definite". A seguito della relazione della Corte dei Corti e dalle innumerevoli denunce inviate dalle associazioni dei lavoratori, il Ministero dei Beni Culturali è intenzionato ad inviare degli ispettori nelle varie soprintendenze. Vuole vederci chiaro. Per ripristinare legalità e trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche e nell'affidamento degli appalti di restauro artistico, archeologico e architettonico. Sono in corso oltre cinquanta milioni di euro di lavori per il restauro artistico, architettonico ed archeologico. Definite cinquanta gare d'appalto. Utilizzano fondi ordinari, risorse europee, i proventi del lotto. Si restaurano chiese, statue, affreschi, reperti archeologici, monumenti, materiali lapidei di valore storico ed artistico. Le soprintendenze della provincia di Napoli(Archeologica, Architettonica ed artistica, Archeologica di Pompei) nella qualità di enti appaltanti utilizzano e gestiscono milioni di euro di risorse pubbliche senza produrre grandi effetti occupazionali. Attualmente sono aperti almeno sessanta cantieri di restauro artistico, archeologico, architettonico negli scavi di Pompei. Occupati appena cento operai edili o archeologi ed una trentina di collaboratori-restauratori del settore artistico. I "fortunati" che lavorano sono costretti a sottoscrivere buste paga che all'apparenza contengono somme regolari. In realtà i lavoratori incassano somme salariali decurtate del 50. I contratti a progetto sono molto diffusi anche se i collaboratori-restauratori vengono diretti e comandati dai capimastri svolgendo, quindi, un attività di lavoro subordinato che dovrebbe essere retribuita secondo i minimi tabellari del contratto di lavoro dell'edilizia. Gli archeologi, invece, vengono utilizzati come stagisti a costo zero. "Tutto questo si attua nell'indifferenza dei direttori dei lavori e dei responsabili dei procedimenti2 dice Roberta C. un'archeologa impegnata in un cantiere negli Scavi di Pompei. Un vero e proprio spreco di risorse. Secondo le associazioni dei collaboratori-restauratori e le organizzazioni sindacali i cinquanta milioni di euro di appalti dovrebbero corrispondere ad almeno quattromila posti di lavoro ed attività per almeno duecento aziende del settore. Invece, lavorano sempre le stesse aziende di "fiducia" delle soprintendenze che fanno parte di un elenco in possesso delle soprintendenze. Spesso ottengono i lavori con la trattativa privata o con il cosiddetto cottimo fiduciario. Un meccanismo considerato anomalo e poco trasparente dalle associazioni e dalla Corte dei Conti. I vertici delle Soprintendenze continuano a tacere. "Cronache" ha chiesto più volte di parlare con il Soprintendente ai Beni Architettonici Guglielmi. Sempre la solita risposta. "Il soprintendente è impegnato ci mandi le domande per iscritto per avere risposte". Noi lo abbiamo fatto ben tre volte nel giro di due settimane. E da due settimane attendiamo risposte.