Un tesoro da un milione di euro è stato recuperato dai carabinieri della Tutela patrimonio culturale: anfore etrusche, teste di marmo, statue e frammenti che i tombaroli vendevano anche a collezionisti stranieri. Sei le persone denunciate per ricettazione (tre tombaroli e tre collezionist), 5000 i pezzi recuperati nell'ambito dell'indagine sul traffico dì reperti archeologici che provengono da scavi clandestini dell' Etruria Meridionale e dell' alto Lazio. L'inchiesta che è andata avanti per circa un anno si è ramificata in tre diverse operazioni, la prima nel viterbese. dove in casa di un tombarolo sono stati trovati un centinaio di oggetti presi durante scavi clandestini e reperti archeologici. L'uomo G.E. di 53 anni aveva allestito in casa anche un piccolo laboratorio dove faceva una prima pulizia ai pezzi, una specie di restauro però molto artigianale. I carabinieri guidati dal colonnello Ferdinando Musella hanno trovato anche della documentazione sull'attività illegale del tombarolo: solo nel 2000, l'uomo ha profanato 68 tombe e trovato 737 reperti per un valore di 164 milioni delle vecchie lire. Sulle tracce dei ricettatori, i militari della sezione archeologica, agli ordini del capitano Massimiliano Quagliarella hanno scoperto un traffico di reperti che un tombarolo romano, con un banco a.Porta Portese, gestiva insieme ad un complice. I carabinieri hanno finto di essere dei collezionisti e dopo una serie di contatti e di accordi presi con il venditore ambulante hanno scoperto come funzionava il traffico. L'uomo e il complice, dopo la contrattazione a Porta Portese, vendevano i reperti in altri luoghi, il venditore ambulante è stato pedinato e nella sua abitazione di Prima Porta i carabinieri hanno trovato e sequestrato 30 reperti integri, tra cui anfore etrusche in bronzo, pronte per essere vendute anche sul mercato straniero. Il venditore ambulante nascondeva anche dei frammenti di porcellane e gli attrezzi per gli scavi clandestini. L'indagine ha permesso il recupero di un'hydria attica a figure nere attribuita al pittore Antimenes, che risale al 600 avanti Cristo. L'hydria era finita nelle mani di un collezionista svizzero che voleva rivenderla. E solo quando ha chiesto la pubblicazione dell'oggetto ha scoperto che era stato rubato. Il collezionista ha fatto riavere ai carabinieri il prezioso pezzo (vale sui 100.000 euro), i militari sono andati a recuperarlo a Campione d'Italia, la città in provincia di Como, scelta per la riconsegna. Le indagini hanno inoltre permesso l'individuazione di un giovane professionista romano, nella cui abitazione sono stati rinvenuti 85 reperti archeologici, risalenti ad epoche comprese tra il VII e il VI secolo a.C., tra cui 10 statue, capitelli, 32 torsi e 12 teste in marmo e anche numerosi frammenti provenienti da illecite ricerche condotte nell'agro Nomentano e Tiburtino. L'uomo aveva sostenuto che i reperti appartenevano alla sua famiglia. Secondo Annamaria Moretti, soprintendente archeologa per l'Étruria meridionale, questi ritrovamenti sarebbero, «la testimonianza di un fenomeno drammatico importante che, purtroppo, continua ad esistere. Il bilancio del ritrovamento è importantissimo, perché si tratta di oggetti di grande valore».