A Punta Perotti lerba non ha ancora attecchito ma attecchirà. E se non sarà così se ne pianterà unaltra di specie più resistente al vento freddo che ci giunge addosso dalle Alpi Dinariche e dai Balcani traversando lAdriatico. Quel prato, che stenta a nascere, ma che già si annuncia lì dove era lecomostro più famoso dItalia e che è merito del sindaco di Bari aver voluto abbattere, dovrà rimanere tale per il patto insieme esplicito e tacito sottoscritto dalla comunità. Una rinuncia definitiva alla edificazione anche di strutture leggere, inutili in quei luoghi costieri di margine e nei fragili ecosistemi di transizione che il Mediterraneo in gran varietà ci offre si impone. Ciò anche per comprensibili ragioni di giustizia verso proprietari e costruttori che in fine persero la loro battaglia a difesa dellecomostro. Per questo allarea, ancora in teoria edificabile con massicci e alti edifici a norma di un obsoleto Piano regolatore (Prg) ma di fatto inedificabile per i pesanti vincoli ambientali riconosciuti dalla Corte di Cassazione, va attribuita senza indugi una destinazione di piano che ne garantisca la conservazione in quello stato di natura o di natura appena artificiale che più le compete. Difficilmente un meccanismo di "crediti urbanistici", simile a quello che si prospetta per il compito impossibile di adeguare alle nuove leggi e ai nuovi spiriti ambientali un piano di ben differente anima e generazione, potrà accettarsi per forma e sostanza per Punta Perotti, ove mai esso si volesse prefigurare per altre parti della città. Non è con rattoppi qua e là che si cambia un quadro di scelte e regole urbane ormai inaccettabili per quantità e qualità. Occorre che la macchina comunale attivi subito una organizzazione sapiente per un nuovo progetto ambientale della città di Bari, oggi ricompresa finalmente in un più ampio e promettente territorio da un patto metropolitano popolato di risorse, passioni, intelligenze disponibili alla costruzione di un futuro migliore. Ciò si può dire oggi, da un osservatorio strategico, a commento del programma reso noto dalla Amministrazione comunale per il riuso di Punta Perotti, un riuso che vorremmo ancor più immediato di quanto si prospetta. Da Chieuti a Leuca, da Bari a Altamura, le città piccole e grandi della Puglia, cariche di storie e culture, si vedono oggi accerchiate nei loro cuori di pregio da estese amorfe periferie, sulla cui persistente crescita senza qualità spinta in paesaggi non di rado ancora importanti è dobbligo esercitare intelligente capacità di azione, unita allo riflessione autocritica di una evoluta comunità civica.