POMPEI. La Ugl e la Falbac dicono no alla super-soprintendenza di Napoli, Caserta e Pompei prevista dallo schema di Dpr di riforma del Ministero. «Creare un mega-carrozzone da 1500 dipendenti, 24 siti archeologici e 12 musei non serve ad avvicinare i Beni Culturali ai cittadini - spiega il coordinatore nazionale Falbac, Adriano Vittorini - piuttosto riteniamo opportuno creare una soprintendenza archeologica di Caserta perché le realtà del territorio devono essere salvaguardate da specificità proprie di quei territori». «Se poi - aggiunge il coordinatore nazionale Ugl Beni Culturali, Renato Petra - si vuole risparmiare in periferia per pagare gli stipendi ai nuovi dirigenti centrali allora non credo che si possa andare lontano». Sono altre le soluzioni, insomma. «Crediamo che sia più opportuno che il Ministero invece di accorpare si decida ad intervenire in quelle questioni come le 10 case chiuse di Pompei che ancora aspettano di essere restituite alla fruibilità o come i 20 milioni di euro che il Cda di Pompei riesce a i "perdere" perché non spesi per la progettazione. E, francamente - aggiunge il sindacalista - non crediamo neanche che la colonna caduta a Pompei sia opera di vandali temiamo, invece, che sia opera dell'abbandono in cui versa il sito archeologico più importante del mondo. Se poi il malfunzionamento dei Beni Culturali deve servire a creare l'alibi per fare accordi come quello che si stava sottoscrivendo con la Scabec allora possiamo anche capire i mega-accorpamenti in stile Asl ospedaliere».
Pompei. Super-soprintendenza, i sindacati: Necessari altri tipi di interventi
Il coordinatore nazionale Falbac, Adriano Vittorini, e il coordinatore nazionale Ugl Beni Culturali, Renato Petra, hanno espresso le loro opinioni sulla proposta di creare una super-soprintendenza di Napoli, Caserta e Pompei. Secondo loro, questa proposta non serve ad avvicinare i Beni Culturali ai cittadini, ma piuttosto a creare un mega-carrozzone con 1500 dipendenti e 24 siti archeologici. Vittorini e Petra ritengono che sia più opportuno per il Ministero intervenire direttamente nelle questioni relative ai Beni Culturali, come ad esempio la restituzione delle 10 case chiuse di Pompei o la gestione dei 20 milioni di euro del Cda di Pompei.
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