VERONA Stile romano, romanico o livornese? Una coppia di leoni di pietra, maschio e femmina, ripescati dai flutti dell'Adige quattro settimane fa (guarda caso giovedì grasso), sta dando filo da torcere agli archeologi Veneti, agli storici dell'arte, incluso Vittorio Sgarbi, ai docenti dell'Accademia Cignaroli di Verona e, in un certo senso, anche agli allievi, principali sospettati - e forse rei confessi - di una «burla alla Modigliani». L'idea che i due felini marmorei siano autentici affascina, ma quella che siano falsi, come le famose teste attribuite a Modigliani, nel 1984, a Livorno, è molto più divertente e ha diviso i veronesi tra partigiani dello scherzo ben riuscito, anche se non originale, e sostenitori di un importante ritrovamento archeologico, non meno insolito nella zona. Al secondo partito, abbandonata ogni prudenza, appartiene la Sovrintendente ai Beni Archeologici di Verona, Giuliana Cavalieri, secondo la quale le due belve sono state scolpite personalmente dagli antichi romani. Sgarbi ha rettificato di una dozzina di secoli: «Sono leoni romanici», comunque di alta epoca. Gli autorevoli apprezzamenti, però, hanno finito per contrariare gli eventuali buontemponi: quattro lettere, scritte a macchina e firmate semplicemente «Antonio», sono state inviate all'architetto e storico veronese, Giorgio Forti, il primo a dubitare del pregio artistico e archeologico dei reperti, al professore di scultura dell'Accademia d'arte, Riccardo Cassini, pure scettico, alla stessa sovrintendente e al Corriere di Verona. Antonio e compagni raccontano dettagli sul ritrovamento dei massi grezzi nell'alveo dell'Adige, la loro lavorazione, l'ispirazione a foto di sculture di epoca alto-medioevale, snocciolano erudite argomentazioni sulle «fratture e i tagli» inferti ad arte a quelle vecchie e insignificanti pietre, sull'improbabilità che le correnti le abbiano trasportate per secoli sempre in coppia. Invano: pentiti, ma troppo abili per essere creduti, o falsari dell'autentico? «Non so se le statue soffrano - conclude Antonio l'ultima missiva -oggi mi pare di sì». Ma per essere soltanto uno scherzo, avrebbe richiesto anche una certa prestanza fisica e qualche mezzo pesante ai suoi fantasiosi autori: gettati nel fiume come ingombranti gattini, i due leoni pesano in realtà parecchi quintali. Per sollevarli c'è voluta una pala meccanica che li caricasse su un camion per il trasporto nel cortile dell'ex caserma San Tomaso dove aspetteranno il verdetto degli esperti: «Ci vorranno mesi - mette in conto Luigi Fozzati, direttore di "Nausicaa", nucleo archeologico subacqueo della Sovrintendenza per i Beni Archeologici del Veneto -. Il professor Lorenzo Lazzarini dell'Università di Venezia ha già ricevuto l'incarico di esaminare i due leoni. La pietra sembra effettivamente antica, ma le analisi identificheranno la tecnologia impiegata nella sua lavorazione. Purtroppo i falsari sono spesso più progrediti dei ricercatori, perché sono più ricchi». Per ora l'unico pubblico ammesso alla visione dei due leoni in quarantena sono don Mario e don Carlo, dell'attigua chiesa di San Tomaso Becket, in riva all'Adige: «Autentici? Chissà - riflette don Carlo, spiandoli con un vecchio binocolo -, ma speriamo che la loro presenza in cortile incoraggi la ripresa dei lavori di restauro dell'ex caserma, abbandonata per mancanza di fondi». L'architetto Forti lancia invece un appello ad Antonio e soci attraverso il Corriere di Verona: «Tirate fuori un coraggio da leone e mandate foto o video, per provare che siete stati voi». Promesso: in nessun caso i due mansueti leoni saranno ributtati nel fiume.
Verona. Burla o arte, due leoni dividono gli storici
In Verona, un ritrovamento archeologico ha suscitato scalpore: due leoni di pietra, maschio e femmina, sono stati trovati nell'Adige e sono stati portati in un cortile per essere esaminati dagli esperti. Alcuni sospettano che siano falsi, mentre altri credono che siano autentici. L'architetto Giorgio Forti ha espresso dubbi sulla loro autenticità, ma la Sovrintendente Giuliana Cavalieri sostiene che sono state scolpite dagli antichi romani. I due leoni sono stati inviati in quarantena e solo alcuni personaggi sono ammessi a vederli. Gli esperti stanno analizzando la pietra per determinare la tecnologia impiegata nella sua lavorazione.
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