«Confidiamo in voi per evitare danni irreparabili», scrivono il presidente del Wwf nazionale, l'avvocato lecchese Carlo Galli e il presidente provinciale Legambiente, Gianpietro Tentori. Un appello per salvare il paesaggio manzoniano e le rive lacustri di «quel ramo del lago di Corno» da una colata di cemento. È un no senza possibilità di mediazioni al progetto di realizzazione di un nuovo porto turistico con alberghi e appartamenti alle Caviate, quello del Wwf nazionale che cerca rinforzi rivolgendosi al ministro dei beni culturali, Francesco Rutelli, al presidente della Regione, Roberto Formigoni, alla Sorpintendenza di Milano, al presidente della Provincia, Virginia Brivio e al presidente del consorzio Lario e laghi minori, Luigi Lusardi. «Ci permettiamo rivolgervi questo accorato appello - scrivono Wwf e Legambiente -, affinchè ognuno, nelle rispettive competenze, faccia in modo che il progetto Porto alle Caviate non abbia le necessarie autorizzazioni, mancandone i presupposti». Un progetto che attende di essere sottoposto dal Pirellone alla valutazione di impatto ambientale e che è stato subissato di osservazioni anche da parte di Italia Nostra, dei Verdi, di Rifondazione e dei consiglieri di opposizione al Comune di Lecco e corredato dai pareri critici della Provincia di e del Consorzio Lario e laghi minori. Le obiezioni? La zona, sulla strada costiera da Lecco ad Abbadia è poco adatta per accogliere un porto, senza contare che sono previsti edifici residenziali e un albergo da 6 a 8 piani per 51 mila metri cubi su una superficie limitata di 11mila metri quadrati ristretta fra il S. Martino a rischio crolli e la sponda del lago a filo della strada. L'impatto visivo paesaggistico è devastante, secondo i critici, la cementificazione della costa per la formazione di una piattaforma (in spregio a delibere regionali), una sciagura, senza contare il non rispetto della distanza di legge di 30 metri dalla ferrovia Lecco-Colico, la maggior rumorosità e intasamento della strada di collegamento litoraneo, i pericoli per l'acqua potabile pescata nelle vicinanze per 300 mia abitanti della Brianza, e via di questo passo. «E' a rischio il paesaggio manzoniano e qui per la prima volta si tenta di occupare una superficie del lago con una tendenza nefasta sotto ogni aspetto».