In questo periodo il Giappone fa parlare di sé per iniziative artistiche e culturali di gran rilievo. Fra queste spicca una mostra dal titolo: «La mente di Leonardo», che il ministro della cultura Rutelli ha inaugurato a Tokyo. Si dice sia la manifestazione più grande mai dedicata al genio del Rinascimento e, quasi a dare conferma, vi campeggerà l'Annunciazione degli Uffizi. Come sempre in casi simili, attorno all'opportunità di spostare un capolavoro si accende il dibattito. Chi sostiene l'universale fruibilità delle opere, chi invece solleva dubbi e ammonisce sui rischi. Tutti hanno le loro ragioni, ma aggiungerei che ogni scelta ha la sua storia: se l'opera può sopportare la fatica e ci sono le necessarie garanzie vada pure in capo al mondo, se invece è cagionevole resti dov'è e sia curata. Comunque vada la bellissima Annunciazione, dipinta da Leonardo in età giovanile sarà ammirata dai giapponesi. Assai diversamente da come accadde coi cinefili di tutto il mondo per un film di Jean-Luc Godard del 1985, che affidava le parole fatidiche: Je vous salue Marie, a un angelo sgarbato.
L'Annunciazione e il film di Godard
In questo periodo il Giappone fa parlare di sé per iniziative artistiche e culturali di gran rilievo. Fra queste spicca una mostra dal titolo: La mente di Leonardo, che il ministro della cultura Rutelli ha inaugurato a Tokyo. Si dice sia la manifestazione più grande mai dedicata al genio del Rinascimento e, quasi a dare conferma, vi campeggerà l'Annunciazione degli Uffizi. Come sempre in casi simili, attorno all'opportunità di spostare un capolavoro si accende il dibattito. Chi sostiene l'universale fruibilità delle opere, chi invece solleva dubbi e ammonisce sui rischi. Tutti hanno le loro ragioni, ma aggiungerei che ogni scelta ha la sua storia: se l'opera può sopportare la fatica e ci sono le necessarie garanzie vada pure in capo al mondo, se invece è cagionevole resti dov'è e sia curata. Comunque vada la bellissima Annunciazione, dipinta da Leonardo in età giovanile sarà ammirata dai giapponesi. Assai diversamente da come accadde coi cinefili di tutto il mondo per un film di Jean-Luc Godard del 1985, che affidava le parole fatidiche: Je vous salue Marie, a un angelo sgarbato.
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