Sentenza del Consiglio di Stato sugli affidamenti diretti. Zètema, la società del Comune di Roma per la cultura, perde il restauro. Non potrà più eseguire in proprio i lavori di recupero dei beni capitolini. Il Comune dovrà ricorrere alle tradizionali gare d'appalto. A sancirlo, mettendo la parola fine a una lunga querelle giudiziaria, è il Consiglio di Stato che ieri ha dato ragione a un gruppo di restauratori e di imprese specializzate che contestavano gli affidamenti diretti di gran parte degli interventi del Comune. I giudici di Palazzo Spada hanno accolto il ricorso che contestava l'intera operazione di acquisizione progressiva, prima del 75 poi dell'intero capitale, della Spa. Operazione attraverso la quale la Giunta Veltroni era riuscita ad affidare «in house» un maxipacchetto di lavori di restauro, chiudendo di fatto questa nicchia di mercato agli operatori privati. Anche se non si conoscono ancora le motivazioni del Consiglio di Stato è stato depositato solo il dispositivo della sentenza il punto centrale del ricorso è stato quello di contestare la legittimità dell'operazione. In pratica, nel 2005 quando il Comune aveva affidato il restauro a Zètema si era basato su una interpretazione del Codice Urbani che prevedeva (ora peraltro non più) la possibilità per gli enti locali di gestire anche in via diretta (attraverso il cosiddetto in house) i servizi di valorizzazione dei beni culturali. Nei quali secondo la Giunta Veltroni rientrava a pieno titolo anche il recupero dei monumenti. Un'interpretazione contestata nel ricorso che invece ricordava come il restauro fosse sempre catalogato dal nostro ordinamento còome lavoro pubblico e come tale soggetto alla disciplina degli appalti. E questa prevede affidamenti solo con gara. Piena soddisfazione, naturalmente da parte dei restauratori. Commenta Carla Tornasi, una delle firmatarie del ricorso e presidente dell'associazione dei restauratori italiani: «Finalmente si riapre il mercato a Roma. Ora però speriamo che non ritorni la vecchia prassi della Sovrintendenze di spezzettare gli appalti per poterli poi affidare a trattativa privata». «Importante anche il risultato raggiunto sul fronte del risarcimento aggiunge l'avvocato dei ricorrenti, Luca Di Raimondo perché i giudici hanno riconosciuto un indennizzo non a chi ha partecipato a una gara, illegittima, ma proprio a chi non ha potuto parteciparvi, per mancanza della gara stesse». La vicenda Che cosa è Zètema È la società del Comune di Roma che si occupa di cultura, musei, mostre, turismo, progettazione e conservazione dei beni culturali. Nel 2005 il Comune ha acquisito il 100 delle quote La sentenza Il Consiglio di Stato ha annullato la delibera con cui il Comune ha acquisito il 100 del capitale della spa. E ha condannato il Comune al risarcimento del danno per la perdita di chance subita dai restauratori. Gare I giudici condannano il ricorso all'affidamento diretto a Zètema dei lavori di restauro. Di conseguenza per questi appalti il Comune deve ricorrere a gare pubbliche BATTAGLIA GIUDIZIARIA La società del Comune per la cultura non potrà più eseguire in proprio i lavori di recupero. Privati soddisfatti, ora si procederà con le gare
Zètema perde il restauro dei beni artistici della capitale
Il Consiglio di Stato ha annullato la delibera del Comune di Roma che aveva acquisito il 100% del capitale della società Zètema, che si occupa di cultura e restauro dei beni culturali. La società non potrà più eseguire in proprio i lavori di recupero dei monumenti. Il Comune dovrà ricorrere alle gare d'appalto per affrontare questi lavori. I restauratori e le imprese specializzate hanno contestato gli affidamenti diretti di gran parte degli interventi del Comune, affermando che il restauro fosse sempre un lavoro pubblico soggetto alla disciplina degli appalti. La sentenza ha riconosciuto un indennizzo ai restauratori che non hanno potuto partecipare a una gara illegittima.
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