Crollo nel cantiere di una casa in restauro. Ipotesi vandali, ma i carabinieri non escludono un danno per il maltempo Il direttore del sito archeologico denuncia un taglio nella rete di recinzione. Cauta la Procura. Il city-manager: indagine interna Una colonna spaccata è lunica certezza dellultimo mistero spuntato dentro gli scavi di Pompei. La sovrintendenza parla di raid e intimidazioni nellarea della casa di Obellio Firmo, un cantiere di restauro da un milione e 267 mila euro finanziato coi fondi Por. Ma la Procura di Torre Annunziata non ne è informata. Storia di un giallo. Atto vandalico, intimidazione o cosa? La data dellepisodio, finanche quella è incerta. Solo ieri la sovrintendenza rende pubblica una segnalazione giunta lunedì mattina dal capo cantiere della ditta che ha vinto la gara, la Ar. Fe. Ga., società di Bacoli che da più generazioni opera senza ombre nel settore dei restauri darte. Lepisodio sarebbe stato scoperto alla riapertura del cantiere dopo il fine settimana. I Carabinieri si preparano a raccogliere una denuncia contro ignoti per danneggiamento, ma sono concentrati su unaltra ipotesi. Partono dalla serata di lunedì. La prima con vento forte. Sarebbe quello il momento chiave, non il week-end, ed è la pista dellincidente che privilegiano. Durante il sopralluogo non colgono segni di effrazione; sono attratti dai tubi innocenti e da pezzi di impalcatura caduti a terra insieme alla colonna. «Non sono stato informato di nulla che riguardi possibili intimidazioni», chiude il cerchio il procuratore capo di Torre Annunziata, Diego Marmo. Ha certezze differenti il direttore degli scavi, Antonio DAmbrosio. Secondo la sua ricostruzione, i vandali tagliano la rete di recinzione e spingono giù la colonna da un ponteggio, nonostante il peso. Su questa versione si basa il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo per parlare di «episodio in un cono dombra, unintimidazione aggravata: non ci lasceremo intimidire». Un allarme che diventa imbarazzo. «Sullorigine del danno non posso escludere nulla». Il restauro della Ar. Fe. Ga. avrà bisogno di unappendice: «Nel giro di un paio di mesi avremmo chiuso tutto», riferiscono esponenti della società, sottolineando che le previsioni meteo li avevano spinti a mettere in protezione solai e intonaci. È la prima volta che lavorano a Pompei, ma il ministero dei Beni culturali è loro partner abituale. Il city manager degli scavi, Luigi Crimaco, ha disposto uninchiesta interna. La Cgil annuncia un presidio e una marcia di protesta per domani. «Un episodio molto grave - dice Crimaco - che sottolinea carenze di organico. Stiamo pensando di estendere la telesorveglianza, ma avrebbe costi enormi». Le telecamere presenti non hanno registrato nulla che aiuti a risolvere il mistero. Nessun movimento sospetto è stato segnalato dal servizio di sicurezza, una ventina in servizio notturno; la casa di Obellio Firmo, sottolineano, si trova a ridosso di terreni demaniali, dai quali non è difficile accedere agli scavi. «Non esiste recinzione - raccontano - e non esiste più neanche la siepe che un tempo divideva le due zone». Durante linchiesta interna, ribadiranno che i lucchetti alle recinzioni esterne sono rimasti sempre chiusi e che allinterno di un cantiere di restauro non gli è consentito laccesso. La casa di Obellio Firmo era in restauro anche nel giorno delleruzione del Vesuvio del 79. Quel giorno riparavano i danni del terremoto del 62.