Nuovo caso nella dimora PALAZZO Penne se ne sta placidamente delabré con il suo affaccio su piazzetta Teodoro Monticelli con i gigli angioini, la lapide a Ladislao di Durazzo dedica del suo fido segretario Antonio di Penne, tanto in carriera da usufruire al principio del Quattrocento di tutti gli status symbol: dal palazzo nell "insula" angioina fino alla tomba in Santa Chiara. La facciata col balcone dove solo il vento può affacciarsi è uguale alle stampe ottocentesche, alla novella del Decameron di Pasolini della testa del cavaliere che viene sepolta in un vaso di basilico, e uguale anche alla storia delle stanzette dove ci si congiungeva alle "segnorine" nella Pelle di Malaparte. Laltroieri il presidente della Regione Antonio Bassolino, nel giorno del suo sessantesimo compleanno, è corso qui a bloccare un abuso edilizio che andava ben oltre le centinaia di simili che si consumano quotidianamente a Napoli: una sfida diretta allo Stato, uno schiaffo, oltre che alla cultura, alla Regione stessa che dal 2002 è proprietaria del palazzo. I lavori infatti sono sospesi, anche se ormai lampliamento è belle concluso: il palazzo dellAlbergo del Golfo, un piccolo hotel di via Sedile di Porto che confina con Palazzo Penne ed esiste da un paio di anni, si è fatto la terrazza per il breakfast ed ha attrezzato un pied-à-terre con tre finestre proprio nel giardino (in rovina) delledificio vincolato. «Prima della nuova costruzione cerano solo macerie e niente muri di confine», dicono dalle finestre dei piani alti del palazzo vicino. Ed è su quella mancanza di paletti che devono aver giocato quelli di mattone selvaggio. Fortuna che qualcuno ha chiesto aiuto ai consiglieri della Municipalità. Alda Croce e sua nipote Marta Herling - che da anni lanciano appelli per un rapido recupero del gioiello dalla facciata a bugnato con lo splendido portale ad arco ribassato - hanno dato lallarme. La Regione ha risposto con eccezionale prontezza e accelererà la ricerca di fondi per consegnare come stabilito più presto che si può Palazzo Penne in comodato duso allOrientale. Ma cè un altro allarme che preoccupa gli abitanti del quartiere e interessa unaltra zona delledificio. Il lato sinistro di Palazzo Penne, dove il basamento della struttura sale lungo le Gradelle di Santa Barbara - chiamato poi Pendino - ospita un altro invisibile cantiere sempre nella proprietà della Regione: nei terranei abbandonati è velocemente in costruzione una casa di cui è già sorto bagno e cucina. Dietro le porte di ferro sintravede una luce accesa per lintera mattinata e si ristruttura senza sosta. I rumori dei lavori in corso sono incessanti. Bussiamo: «Andatevene. Non cè nessuno», è la risposta. Al quarto piano del palazzo a fianco, ufficio Impianti sportivi del Comune, da dove la vista è panoramica, cè chi prova sdegno: «Come si fa a mettersi di casa nella proprietà altrui?». La cosa peggiore però forse non è neanche quella. Sul basamento gravano due piani di solai fatiscenti e un tetto che ha ingoiato pioggia per anni. Il progetto che dovrà riattare lo storico edificio, quando la Regione troverà i fondi, dovrà tenere conto - come è scritto in una perizia - dei gravi danni strutturali che hanno colpito in questi decenni il rudere. I futuri abitanti che si preparano la casa abusiva nel cuore della proprietà della Regione sono esposti a un concreto rischio di crolli. «Non so chi abita lì dentro», dice il titolare di una fabbrichetta di astucci al civico 14, proprio di fronte alle luci accese e al rumore di martelli e picconi, «e mi faccio i fatti miei». Stessa omertosa risposta in un negozio di detersivi appena girato langolo, in via Sedile di Porto: «Corrono rischi? Affari loro». La giornalaia di piazza della Borsa ha abitato per 34 anni a Palazzo Penne e ha un po più voglia di parlare: «Ci sono andata sposa e ci ho pure speso 100 milioni di vecchie lire di tasca mia». Il comodato duso, ha dichiarato il rettore dellOrientale Pasquale Ciriello, prevedeva di lasciare il diritto di abitazione alle due famiglie rimaste nel palazzo. «Davvero? Io non so nemmeno chi, ma mi hanno cacciato con la forza pubblica. Rischi o non rischi, comunque qualcuno al posto mio si sta facendo un appartamento nuovo dove stavo di casa io».