Alla città due importanti collezioni che dovevano andare allasta da Bloomsbury Sono 126 lettere autografe (60 inedite, più foto e documenti) di Lucio Fontana, linventore dei tagli sulla tela, che nel suo studio milanese di corso Monforte rivoluzionò larte del '900; e 130 rare edizioni manzoniane, tra cui un paio di copie dei primissimi Promessi Sposi, stampati a Milano nel 1825-27. Dovevano andare allasta sabato scorso, da Bloomsbury. Ma Vittorio Sgarbi, appena sfogliato il catalogo, ha deciso di assicurare le due preziose raccolte alla città. Lassessore alla cultura ha offerto 205 mila euro, che però il Comune non ha. «Ma me li ha promessi un finanziatore, e sono certo che manterrà limpegno». Il nome del finanziatore, Sgarbi non lo dice. Per scaramanzia. Ma loperazione, assicura, è quasi fatta. È ottimista anche Fabio Massimo Bertolo, manager di Bloomsbury: «Lofferta del Comune - 105 mila euro per il lotto di Fontana, 100 mila per quello manzoniano - è stata sostanzialmente accettata dai due venditori. Cè, in verità, una differenza di diecimila euro, ma è un problema facilmente risolvibile». Ancora da decidere la collocazione delle due raccolte. «Quella di Fontana - dice Sgarbi - andrà nel nuovo museo civico darte contemporanea, quando avremo capito dove farlo. I libri di Manzoni, forse, in una biblioteca. Comunque, la cosa più importante, adesso, è che questi straordinari documenti di storia milanese restino in città». Nelle lettere, nelle fotografie e nelle carte personali di Lucio Fontana (1899-1968), scritte al padre e al fratello Zino, rivivono alcuni dei più appassionanti capitoli dellavventurosa biografia del maestro. Ecco, tra le tante, una fotografia della Grande Guerra, scattata nel 1918 sul fronte del Piave, dove il tenente Fontana è andato a combattere da volontario e dove guadagnerà una Medaglia di Bronzo assegnatagli nel 1921 dal Ministero della Guerra: «Alla testa del proprio plotone, lo guidava allattacco di una posizione fortificata...dando prova di coraggio e sprezzo del pericolo». Lo stesso coraggio, e lo stesso sprezzo (dei tradizionalisti) che Fontana dimostrerà più tardi, quando cocciutamente si batterà per unarte nuova, oggi tra le più quotate sul mercato internazionale. Il padre, decoratore funebre e scultore monumentale, lo rivorrebbe in Argentina, dove Lucio è nato, a lavorare nel laboratorio di famiglia. Lui però ha deciso di restare a Milano, dove ha studiato - allievo a Brera di Adolfo Wildt - e dove tiene la sua prima personale, alla galleria "il Milione" di via Brera, teatro del "big bang" astrattista alla metà degli anni Trenta (al Milione esporrà anche Kandinsky, e proprio gli esiti di quella rivoluzione sono loggetto della mostra in corso a Palazzo Reale). Un percorso faticoso, ma infine entusiasmante, documentato da tre lettere degli anni 33, 35 e 64 (vedi riquadro) nelle quali Fontana dapprima confessa al padre «io lotto si può dire con la fame», poi lo rassicura circa il successo ottenuto dalla sua prima mostra al Milione («ho avuto una buonissima critica»), infine, ormai corteggiatissima superstar, lamenta, con il fratello, leccesso di impegni che lo tengono «inchiodato a Milano». Altrettanto interessante la raccolta manzoniana, che comprende, accanto alle diverse edizioni dei Promessi Sposi (dalla «ventisettana», così chiamata dai bibliofili perché la pubblicazione, in tre volumi, finì nel 1827, alla definitiva del 1840, illustrata da Golin con la regia dello scrittore), anche opere "minori", fonti storiche dei romanzi (La signora di Monza e le streghe del Tirolo, La peste di Milano) e numerosi testi critici firmati, tra gli altri, da Attilio Momigliano e Benedetto Croce.