La soprintendenza: "Atto intimidatorio". Ma gli inquirenti pensano anche a cause accidentali NAPOLI - Una colonna crollata negli scavi archeologici di Pompei, e anche tra le rovine si allunga lombra delle intimidazioni della malavita. Lo azzarda la soprintendenza, se ne dice certa la ditta che lavora al restauro dellarea interessata («ma non nei nostri confronti»), ci vanno molto cauti i carabinieri e chiude il cerchio del mistero la magistratura: «Non sono stato informato di nulla che riguardi possibili intimidazioni», taglia corto il procuratore capo di Torre Annunziata, Diego Marmo. Come un allarme diventa un giallo. La sola certezza è nella colonna di tufo spaccata in sei pezzi allinterno del giardino della casa di Obellio Firmo, in restauro, un progetto da un milione e 267 mila euro finanziato coi fondi Por. Ma come sia precipitata, ancora non si sa. Secondo il direttore degli scavi, Antonio DAmbrosio, esiste un buco nella rete di recinzione: i vandali entrano da lì, salgono su un ponteggio e la mandano giù. Versione che fa scattare lallarme del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo: «Non è vandalismo. È unintimidazione. Un attacco contro un cammino di trasparenza e legalità. Non ci fermeremo». Ma in attesa di raccogliere una denuncia contro ignoti per danneggiamento, i carabinieri di Pompei lavorano a unaltra pista. Non hanno trovato segni di effrazione, il buco nella rete è vecchio, e nel loro sopralluogo posano gli occhi sulle pesanti impalcature del cantiere cadute insieme alla colonna. Ripensano alle fortissime raffiche di vento di lunedì sera, e gli viene il sospetto. Un incidente? La soprintendenza deve correggere le sue certezze: «Qualunque origine è possibile». La Ar. Fe. Ga., società della provincia napoletana che lavora da generazioni senza ombre nel settore del restauro darte, sostiene però di aver messo tutto in sicurezza una volta note le previsioni meteo: «Nessun fatto accidentale. Nel giro di un paio di mesi avremmo consegnato i lavori», racconta lingegner Paladino. Invece ora gli tocca restaurare anche la colonna. Così come respinge eventuali addebiti il servizio di vigilanza. Di notte sono in servizio una ventina di uomini, nessun movimento sospetto è stato segnalato, e i responsabili ricordano piuttosto che la casa di Obellio Firmo si trova fuori dallarea della telesorveglianza, a ridosso di terreni demaniali, dai quali non è difficile accedere agli scavi. «Un tempo esisteva almeno una siepe, ora neanche più quella». Il city manager Luigi Crimaco dispone uninchiesta interna e denuncia carenze di organico. Un tema caro ai sindacati, convinti della necessità di aumentare di 400 unità lorganico degli scavi, un sito da due milioni di turisti lanno. La Uil chiede che il ministro Rutelli intervenga e apra un tavolo per dar vita a un piano straordinario per Pompei; la Cgil annuncia per domani una marcia di protesta fino alla sede della soprintendenza e un presidio allingresso degli scavi.
NAPOLI -Giù una colonna, giallo a Pompei
Il testo è stato scritto da un giornalista che ha intervistato diversi personaggi, tra cui il direttore degli scavi Antonio D'Ambrosio, il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, l'ingegnere Paladino, il servizio di vigilanza e il city manager Luigi Crimaco. Il testo è un riassunto di un articolo di giornale che tratta di un incidente accaduto negli scavi archeologici di Pompei, in cui una colonna di tufo è stata spaccata in sei pezzi. Il testo descrive le diverse versioni degli eventi, tra cui quella della soprintendenza che accusa gli inquirenti di intimidazione, e quella degli inquirenti che pensano a cause accidentali.
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