Qualcuno dice che la bozza di decreto che mette mano alla riforma del Ministero per i Beni e le attività Culturali approntata dallo staff del ministro Rutelli è solo un punto di partenza sul quale poi ci si dovrà confrontare: sindacati e lavoratori da una parte, ministro e esperti dall'altra. Vale a dire che lo schema così come è stato strutturato sarebbe suscettibile di rivisitazioni e aggiustamenti anche sostanziali. Intanto, se non fosse così si avrebbero dieci direzioni generali centrali alle quali si affiancherebbero Istituti centrali come quello per il catalogo e la documentazione, ad esempio, o l'Opificio delle pietre dure e, in particolare in Campania, il decreto e la successiva legge produrrebbe un autentico terremoto. Se fosse varato così com'è strutturato, infatti, per una delle due Soprintendenze archeologiche di Napoli o Pompei, sarebbe la fine, visto che l'articolo sedici, al punto tre, comma a, recita testualmente: «Sono Istituti dotati di autonomia speciale: la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei». In questo senso, per alcuni, sarebbe come tornare indietro di quasi trent'anni. La Soprintendenza autonoma di Pompei, difatti, venne istituita nel 1981, con Fausto Zevi, primo soprintendente, e già all'epoca il provvedimento vide la nascita di due fazioni che lo condannavano o lo giudicavano positivamente. Il primo giudizio, negativo, sulla bozza Rutelli, arriva subito dalla segreteria dì Gianfranco Cerasoli, segretario Nazionale Uil-Beni ed attività Culturali, che sottolinea come «lo schema riforma del ministero si rivela totalmente insufficiente in merito a quelle che da tempo sono state le richieste dei Soprintendenti di settore, dei direttori di Archivi e Biblioteche e dello stesso sindacato. La struttura continua a rimanere fortemente centralistica poiché si confermano le 10 direzioni generali centrali a cui si aggiungono altre strutture quale l'Istituto superiore del restauro che poteva essere il vero punto di eccellenza. In realtà,- aggiunge Cesasoli - quella struttura nasce monca poiché l'Opifìcio delle pietre dure rimane a parte staccato senza alcuna relazione funzionale e operativa con l'istituendo Centro per il Restauro». E, a proposito della situazione campana, poi, sempre dalla Uil viene segnalato: «Mentre rileviamo che alla Soprintendenza speciale di Pompei viene accorpato anche Napoli con la contestuale soppressione della Soprintendenza ai beni archeologici della Campania, vengono confermati gli altri Poli museali ma non viene sciolto il nodo rispetto ai fatto se queste Soprintendenze Speciali hanno anche la competenza territoriale». Dai diretti interessati, ovvero, dai Soprintendenti di Pompei e Napoli, per adesso, non si registrano prese di posizione. Piero Giovanni Guzzo, attuale responsabile di Pompei (il sito comprende anche Ercolano, Stabiae, Oplonti e Boscoreale) in buona sostanza dice «aspettiamo che ci sia una proposta ufficiale, quindi ci pronunceremo». Dello stesso avviso Maria Luisa Nava, Soprintendente di Napoli e Caserta. «In effetti - sottolinea l'archeologa - do quella bozza, così come adesso si legge, si comprende poco. Ne vorrei discutere anche con gli altri colleghi interessati e con il direttore regionale Stefano De Caro. E questo anche se devo confessare che l'idea di riunire il museo di Napoli a Pompei mi sembra una strategia interessante». L'Archeologico di Napoli, difatti, sin dalla sua nascita ha accolto, in generale le testimonianze archeologiche che si rinvenivano nel Regno delle Due Sicilie, prima, e d'Italia, poi, ma è essenzialmente (lo è stato per due secoli e mezzo) il contenitore d'eccellenza dei reperti pompeiani ed ercolanesi. «Per quella separazione - riprende Nava - ci saranno anche state tutte le ragioni di questo mondo ma si è tagliato un cordone ombelicale importante per il museo archeologico. Comunque, credo che se l'ipotesi di lavoro del ministero diventasse legge, potrebbe essere un bene perché riporterebbe all'unità una situazione che è stata interrotta. Infine, sono un funzionario dello Stato e sono ligio alle sue disposizioni». «È tutto da vedere - dice dal canto suo Fausto Zevi - All'epoca non ero favorevole alla divisione, oggi non vorrei che ci si potesse sbagliare, come allora. Ci sono valutazioni da fare e riguardano le effettive esigenze delle due strutture. Non è che sono sfavorevole, ripeto, semplicemente dico che la legge va fatta cum grano salis, considerando i pro e i contro della nuova situazione che si andrà a creare nei confronti dei due enti interessati, delle loro strutture organizzative»
Napoli e Pompei una è di troppo
Il ministro Rutelli ha presentato una bozza di decreto per la riforma del Ministero per i Beni e le attività Culturali, che è stata criticata dai sindacati e dai lavoratori. La bozza prevede la creazione di dieci direzioni generali centrali e l'istituzione di Istituti centrali, ma molti esperti e funzionari ritengono che questo schema sia insufficiente e che la struttura rimanga fortemente centralistica. La Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei potrebbe essere soppressa, poiché l'articolo 16 del decreto prevede che le Soprintendenze speciali siano istituite per i beni archeologici di Napoli e Pompei.
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