Chiavari. Incomincia ad assumere risvolti pesanti lo sbancamento di una porzione di terreno sotto l'antico Castello, simbolo di Chiavari, del quale è proprietario ormai da molti anni l'imprenditore milanese Enrico Campagnoli. Dopo la sua denuncia relativa al crearsi di crepe e fessure in diversi punti dell'antica costruzione, è intervenuta la Soprintendenza per i beni archeologici della Liguria. In una nota, inviata al Comune, alla Soprintendenza per i beni architettonici e alla Procura della Repubblica del Tribunale di Chiavari, la responsabile sottoscrive che nell'area corrispondente "alla proprietà Viola" sono state eseguite opere nel sottosuolo non autorizzate, con particolare riguardo alla zona adiacente le mura del castello dove sono presenti pareti realizzate in maniera evidente in tempi recenti. «E' inoltre visibile un'ingente quantità di terra di risulta, in parte ancora a mucchi, in parte spianata, nelle quale si intravedono frammenti di ceramica - scrive la soprintendente - In una fascia sottostante è stato invece possibile verificare la frana di un muro di sostegno del terrazzamento, con relativo crollo di terra». Soddisfatto il proprietario dell'antico maniero che domina il centro storico della città. «E' un buon segno che la Soprintendenza si sia mossa - ha commentato Enrico Campagnoli - I lavori adesso sono stati sospesi nell'area del vecchio fienile dove lo sbancamento è stato eseguito». Per ora la proprietà non ha fatto ancora ricorso alle vie legali, ma è possibile che la mossa sia superflua se la magistratura riterrà che sia stato commesso un reato perseguibile d'ufficio e non solo su querela di parte. E non è escluso che la stessa Soprintendenza non provveda ad avanzare denuncia. «La manomissione del sottosuolo può aver intaccato i livelli di fondazione del castello e zone utilizzate dai suoi abitanti nonché il passaggio sotterraneo che, secondo i manoscritti seicenteschi, univa la costruzione con la Cittadella di Chiavari - è scritto nella nota della Soprintendenza - Non si esclude peraltro che i livelli più profondi possano riferirsi addirittura all'insediamento preromano, data la vicinanza con l'area della necropoli scoperta negli anni Sessanta. Per questa somma di ragioni si prescrive un'indagine archeologica qualficata, finalizzata a documentare e recuperare quanto evetualmente compromesso da lavori non autorizzati». In buona sostanza stanno prendendo corpo i sospetti che nell'area di salita al castello, ai piedi dell'antica costruzione, siano stati eseguiti abusi edilizi consistenti e tali da rovinare importanti reperti presenti in zona. Sulla vicenda diverse associazioni sono intervenute lanciando un appello trasmesso al commissario prefettizio di Chiavari, Vincenzo Pellegrini, e a vari enti a firma di Legambiente, Italia Nostra e "Il Castello". Fotografie e dossier dettagliatissimi alla mano, i difensori del più antico monumento chiavarese (la storia racconta che l'urbanizzazione della città è partita dal fortino costruito dai genovesi contro i Fieschi nel 1100) hanno illustrato il problema che si può riassumere in poche parole: al posto della vecchia casa colonica sono state create tre costruzioni. «Non mi stupisce - ha aggiunto Enrico Campagnoli - considerato che sono stati movimentati circa 600 metri cubi di terreno, senza contare che nelle mura esterne è stato aperto anche un passo carrabile. Mi domando come mai il Comune abbia autorizzato un simile lavoro senza tenere in considerazione i rischi per la staticità del castello».