Lapertura è prevista a inizio 2008 in un edificio accanto alla basilica: già stanziati i 500mila euro previsti nel progetto "Oggi molti pezzi non risultano accessibili", dice padre Cioffari "Si tratta del primo passo verso la Cittadella" La struttura si inserirà in una rete di chiese e castelli che verranno promossi attraverso Internet e la nuova card della Terra di Bari Il biglietto dingresso costerà cinque euro e saranno assunti in sei Previsti in un anno oltre 40mila visitatori, soprattutto stranieri -------------------------------------------------------------------------------- Si potrebbe adottare la prospettiva di padre Gerardo Cioffari - direttore della biblioteca Archivio san Nicola e fra i più accreditati storici nicolaiani - quando prende in prestito le parole di San Tommaso «finché non vedo non credo». Oppure, dimenticare il non fatto, essere più fiduciosi e affermare che le porte del nuovo Museo nicolaiano potrebbero aprirsi con linizio del prossimo anno (o perlomeno nella prima metà). A lasciar sperare è linvestimento stanziato di un milione 500mila euro (dei quali centomila messi a disposizione dallamministrazione comunale e il restante ricavato dai Pis, i progetti integrati settoriali della Regione) e lintento fermo da parte del Comune, che gestirà i lavori, di portare così a termine la prima tappa della Cittadella nicolaiana: un articolato sistema museale composto, oltre che dalla basilica e dal museo, anche dalla chiesa San Gregorio, dalla scuola San Nicola, dal portico dei Pellegrini, da palazzo Priorità e dalla costruzione che saffaccia sulla corte del Catapano. Non solo. «Il museo è il nodo principale di una rete di castelli e chiese che verranno valorizzate con tourist information, un portale e una card turistica della Terra di Bari - spiega Luca Scandale, coordinatore del Piano strategico metropolitano - San Nicola, inoltre, è parte integrante delle azioni di marketing internazionale che saranno orientate verso Russia, Balcani e Stati Uniti». Il Museo nicolaiano, innanzitutto. La sede prescelta, comè noto, è quella dellex museo storico negli edifici del cosiddetto complesso San Nicola, attiguo alla basilica e opportunamente restaurato, di proprietà comunale ma concesso in comodato gratuito alla basilica San Nicola. Troveranno qui collocazione adeguata, oltre a preziosi documenti come pergamene e paramenti sacri, anche il cosiddetto Tesoro di san Nicola, accumulato grazie alle donazioni dei fedeli che ripercorrono lintera storia della basilica dalle sue origini (anteriori al 1087, anno dellarrivo a Bari delle ossa del Santo) al periodo angioino-aragonese, alletà barocca, fino ai doni degli ultimi secoli da parte di illustri pellegrini russi: dal principe Costantino (1852) allo Zarevic Nicola II, che fu a Bari nel 1892. Si tratta di un patrimonio non accessibile al pubblico, se non in minima parte, e che con lallestimento di nuovi spazi espositivi potrà letteralmente venire alla luce. Padre Cioffari ha presentato la lista dei circa ottanta pezzi da esporre: anche se non è ancora definitiva, dovrebbe comprendere alcuni dei più preziosi come lo smalto di Ruggero II e la sua corona (risalenti al 1132), il reliquiario della chiesa gotica (del 1330), parti importanti della Lastra dellangelo docente (1050) e suppellettili liturgiche di particolare valore sulle quali la comunità domenicana deve ancora deliberare. La programmazione scientifica del museo farà capo a un gruppo composto dal direttore del museo nicolaiano, da quello del Centro studi nicolaiani e dallassessore comunale alle Culture o un suo delegato. La struttura si autofinanzierà con ticket dingresso da cinque euro e un bookshop da 155mila euro dincassi annuo, secondo le stime contenute nel progetto. Sei le assunzioni previste. Laffluenza annua di visitatori viene valutata intorno ai 42mila visitatori, pari a circa 800 visitatori alla settimana (considerando la contiguità del Museo con la basilica, linserimento nel sistema della Cittadella nicolaiana e lincremento dei flussi turistici che sta interessando Bari). «Abbiamo molto a cuore - si raccomanda il priore della basilica, padre Damiano Bova - che si mantenga intatta la filosofia del museo da noi prospettato fin dal 1980, che deve essere prima di tutto didattico: ovvero, capace di agganciare le nuove generazioni a san Nicola, che rappresenta le radici di una cultura da scoprire, attraverso lui, nei segni dei quali è ricca la città». Una delle prime mostre che si preparano è legata ai cinque saggi archeologici (il quinto termina alla fine del mese) compiuti nella Cittadella nicolaiana a partire dal 1978, con le relative pubblicazioni. A questa seguiranno una serie di mostre cicliche che saranno legate allenorme tesoro a disposizione. «Limportante è avere unidea dinamica del museo che conquisti i pellegrini, i quali sono anche turisti. Una volta a Bari per la basilica, potrebbero decidere di passarvi qualche giorno», conclude padre Bova. Per quella che è unidea di turismo culturale che sembra mettere daccordo davvero tutti.