Sotto il segno di Leonardo, ossia del binomio tra arte e scienza, è l'accordo firmato ieri da Rutelli con il ministro dell'Istruzione e della Cultura nipponico Bunmei Ibuki «a difesa del patrimonio culturale del mondo», come ha sottolineato il vicepremier: un'intesa che si propone di mettere insieme competenze e risorse dei due Paesi per il restauro e la salvaguardia di opere d'arte in Paesi terzi. Già oggi il segretario generale del ministero Giuseppe Proietti firmerà a Tokyo un documento tecnico su questo progetto inedito di collaborazione. Si dovrebbe partire dall'India con interventi sulle grotte di Ajanta, ma alcuni siti "candidati" sono localizzati in aree politicamente delicate, come le tombe reali del periodo Koguryo (Corea del Nord) e la cittadella iraniana di Barn (devastata dal terremoto di alcuni anni fa). Se pure Proietti sottolinea la "completa apoliticità" dell'iniziativa, è chiaro che il settore della conservazione culturale potrebbe in prospettiva contribuire a smussare le asprezze dei contrasti politici. L'addetto culturale dell'ambasciata di Tokyo, Paolo Calvetti, sottolinea che non si tratta di unire manualità italiana e tecnologia giapponese, ma di sposare le rispettive competenze e specificità. Per esempio, i giapponesi sono più avanti nel restauro dell'arte lignea dell'Asia orientale, mentre la forza italiana nel restauro delle pitture murali potrà contribuire anche alla conservazione di quelle delle tombe giapponesi Kitora ad Asuka. Toshiro Kamiuchi, della Hitachi e visiting professor all'Università di Firenze, evidenzia le grandi potenzialità della digitalizzazione museale, che saranno dimostrate a metà aprile a Tokyo in un seminario sulle più avanzate tecnologie dell'informazione e della comunicazione culturale a distanza.