BARI CHIUSA LA CONFERENZA NAZIONALE La cultura italiana guarda all'America. A Bari i cento e più assessori alla cultura e al turismo, riuniti per decidere che fare della «miniera di diamanti» costituita dal patrimonio artistico del bel Paese, hanno stabilito che le soluzioni sono da cercarsi oltreoceano. Negli States, dove il 90 della cultura è sponsorizzato da privati. Spazio dunque a una nuova iniziativa: la Borsa delle sponsorizzazioni, per aprire la strada ad aziende nazionali e multinazionali, banche, assicurazioni e fondazioni interessate a investire nel settore culturale italiano. L'appuntamento è a maggio 2008 a Milano, nel nuovo polo fieristico. Segnata la data sull'agenda, i partecipanti a «Le Città della Cultura» hanno lasciato Bari, dopo i tre giorni di convention promossa da Federculture. La Borsa si chiamerà «Cult» ed è promossa dalla stessa Federculture e da ExpoCts. A Bari c'era l'amministratore delegato dell'ExpoCts Carlo Bassi, che ha reso nota la proposta. L'obiettivo dichiarato è di «creare un marketplace in cui venga generato un sistema di fund raising istituzionale tra gli enti che hanno la responsabilità di gestione di beni e attività culturali e le imprese interessate a un coinvolgimento». Garantita una «platea di buyers nazionali e internazionali interessati a investire». Enti e istituzioni presenteranno così i loro progetti legati alle attività culturali al mondo corporate e finanziario. Al governo italiano da Bari una sola richiesta corale: «defiscalizzare gli investimenti in cultura». Sarebbe così completato il modello americano. Le risorse statali destinate alla cultura in Italia sono lo 0,29 del bilancio nazionale. Il dato giustifica la richiesta di cambiare paradigma, emersa chiaramente nella sessione di chiusura della conferenza degli assessori. Eppure la cultura piace alla gente. La domanda -ha reso noto ieri a Bari il segretario generale di Federculture Roberto Grassi - è cresciuta secondo le stime dal 2005 al 2006 dell'8,67, a fronte di un aumento dell'offerta dello 0,91. «Per incontrare la domanda latente non basta più l'impegno dei direttori dei teatri, dei musei, delle biblioteche», ha continuato Grassi. Spazio dunque ai privati, mentre il parlamento italiano, rappresentato ieri dal presidente della Commissione Cultura della Camera Pietro Folena, lavora (lentamente) alle riforme dello spettacolo e del cinema. «La forza delle riforme - ha detto Folena - è nel metodo condiviso che si sta adottando. Lasciare gli strumenti e le opportunità al mercato è un sistema escludente. Bisogna inoltre passare dall'eventismo alle strutture». Poi lo stesso Folena, incalzato dal direttore del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano Fiorenzo Galli (che gli fa notare quanto la Finanziaria 2007 sia deleteria per l'attività del museo), deve ammettere: «la Finanziaria contiene elementi di irrazionalità, a cui cercheremo di rimediare aprendo un tavolo per risolvere i problemi. Purtroppo la Commissione Cultura - ha continuato - non ha influito minimamente sulla scrittura del testo. Ora ripareremo alle anomalie», promette. E i nodi, prima che la conferenza si chiuda, vengono al pettine uno a uno. Alla conferenza di Bari si è diffuso il dato secondo cui nel 2006 gli italiani sono andati più a teatro che allo stadio (13,5 milioni di presenze contro 12 milioni), ma è anche emerso che «il 50 del lavoro dei teatri naviga nell'illegalità» perché la metà degli operatori è in nero. E che «agli artisti lo stato italiano fa pagare tante tasse quante ai lavoratori autonomi, agli imprenditori, agli artigiani», cioè quasi il 50. Si è detto che è stato incrementato il Fondo Unico per lo Spettacolo, ma si è anche dovuto ammettere che la metà del fondo è di esclusiva pertinenza degli enti lirico sinfonici che, come ha denunciato venerdì Elena Montecchi, «producono poco». Una situazione fosca insomma, illuminata ieri soltanto dalla relazione dell'assessore alla cultura di Torino Fiorenzo Alfieri (a Torino si terrà nel 2009 la prossima conferenza). Torino investe il 4 del bilancio comunale in cultura. Torino ha riaperto il Museo Egizio grazie a una fondazione e a sponsor privati. Non è il caso che il resto d'Italia rimanga ad aspettare il braccio lento dello Stato.
Città della Cultura in cerca di sponsor. Basta con la politica dell'eventismo Gli assessori puntino sulle strutture
A Bari, la Conferenza Nazionale della Cultura Italiana ha stabilito di creare una Borsa delle sponsorizzazioni per aprire la strada ad aziende nazionali e multinazionali, banche, assicurazioni e fondazioni interessate a investire nel settore culturale italiano. La Borsa si chiamerà Cult e sarà promossa dalla Federculture e da ExpoCts. L'obiettivo è di creare un marketplace in cui vengono generati fondi istituzionali tra gli enti che gestiscono beni e attività culturali e le imprese interessate a coinvolgersi. La conferenza ha anche richiesto al governo italiano di defiscalizzare gli investimenti in cultura, come il modello americano.
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