Via del Collegio romano Al BENI CULTURALI GIRA LA BOZZA DEFINITIVA DEL RIORDINO. MA OGNUNO CI VEDE COSE DIVERSE A 1 ministero dei Beni culturali le sorprese non fìniscono mai. Avevamo appena finito di raccontare l'estesa critica che il presidente del Consiglio superiore del dicastero Salvatore Settis stava preparando sulla bozza di riforma del ministero - critica incentrata sul depotenziamento delle sovrintendenze - che ecco spuntare, sull' inserto culturale del Sole 24 Ore di domenica, la polemica in controtendenza del professore Tullio Gregory nominato recentemente al consiglio superiore dei Beni culturali. Gregory legge la bozza di riforma Rutelli dei Beni culturali in maniera diametralmente opposta a come in questi giorni l'ha interpretata Salvatore Settis. «Si ha l'impressione», scrive, «che il regolamento tenda a penalizzare le direzioni generali che escono indebolite anche rispetto alle prerogative delle direzioni regionali». Logico a questo punto cercare di capire che ne pensano del nuovo regolamento i direttori generali. Sono d'accordo con la lettura di Gregory - a cui si attribuisce l'obiettivo di diventare presidente del neoconsiglio del Centro per il libro - o con quella di Settis? Roberto Cecchi, direttore generale alla qualità del paesaggio, dice che «è ancora presto per dare un giudizio». Ma perché presto visto che a girare per i corridoi del ministero è ormai la bozza definitiva della riforma? «Perché», rivela Cecchi all'Indipendente «la periferia del ministero avrà il suo assetto finale tra qualche tempo: la sua definizione è demandata a ulteriori decreti». E la bozza che c'è già? Quale tendenza vi legge il direttore Cecchi? Le sovrintendenze sono depotenziate, come dice Settis, o ad essere penalizzate sono le direzioni generali? «La tendenza», risponde Cecchi «mi sembra quella di voler restituire alle sovrintendenze di settore un ruolo più marcato». Se Cecchi resta abbottonatissimo, ed è ancora un eufemismo, Pio Baldi, direttore generale dei beni architettonici, proprio non risponde. «Sono a Treviso. Mi crede se le dico che non ho ancora letto la bozza definitiva? Conto di farlo domani però. Non sarebbe serio se le dessi un'impressione così, al buio». E la contraddizione tra quello che dice Settis e quanto afferma Gregory? «Questa è una cosa curiosa», risponde divertito. Per quanto riguarda le altre direzioni generali inutile telefonare: o i direttori sono in missione o quelli che ci sono non hanno letto ancora la bozza del nuovo regolamento. Hanno letto invece l'intervista di Settis a Repubblica della scorsa settimana i 2147 precari del ministero. Contrariati dal fatto che il professore definiva un rischio la loro assunzione ope legis, senza che se ne verificassero esperienza e competenze tecniche. Un abbaglio, fanno notare i sindacati, visto che questi precari non solo hanno garantito e continuano a garantire le aperture prolungate di musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche da quasi dieci anni, ma sono entrati attraverso concorsi e tramite leggi dello Stato. A differenza di molti sovrintendenti o dirigenti che o non hanno sostenuto nemmeno un esame di concorso o sono stati addirittura bocciati. Da domenica e fino a domani gran parte dei precari hanno aderito alla mobilitazione della Uil a sostegno della vertenza per la loro stabilizzazione. Le loro assemblee terranno chiuse domani la pinacoteca di Brera e il Cenacolo di Milano, gli Uffìzi e il museo Bargello di Firenze, l'archivio di Stato e la galleria Barberini a Roma.