IL 23 MARZO L'INAUGURAZIONE. PRESENTI TUTTE LE SPECIE SCOPERTE NEGLI SCAVI Carlo Avvisati Ospiterà tutte le specie di piante trovate a Pompei in due secoli e mezzo di ricerche archeologiche, l'Orto Botanico che apre il 23 marzo prossimo in una delle case situate lungo via dell'Abbondanza, quasi di fronte alle Terme Stabiane. Il giardino, che sarà allestito rispettando la tipologia degli impianti d'epoca romana, avrà anche la particolarità di presentare le varietà suddivise per categorie d'uso predominanti. Vale a dire che le piante utilizzate in antico durante le cerimonie sacre saranno separate da quelle alimentari o dalle altre impiegate per approntare prodotti cosmetici e medicamentosi e da quelle usate per ricavare fibre tessili o legno per mobili. Questo anche se duemila anni fa, spesso, una stessa specie vegetale poteva essere sfruttata con finalità assolutamente distanti tra loro. Ad esempio, il cavolo cotto o crudo, sia in impacco sia in infuso o, ancora, addizionato ad altri ingredienti, oltre ad essere usato nella normale dieta veniva considerato curativo per un folto gruppo di malattie vuoi degli esseri umani vuoi degli animali. «I sintomi dell'indigestione - scrive difatti a proposito dei bovini Lucio Giunio Columella, letterato romano del I secolo dopo Cristo - sono rutti frequenti e rumori di ventre, rifiuto del cibo, tensione dei nervi, sguardo spento. A causa di ciò il bue né rumina né si pulisce con la lingua. Il rimedio saranno due congi (misura di capacità pari a 3.2 litri) di acqua calda, e poi trenta gambi di cavolo poco cotti e dati con aceto. Bisogna però che per un giorno l'animale sia tenuto a digiuno da altro cibo». «Per ciascuna specie o settore - spiega Annamaria Ciarallo, responsabile del Laboratorio di ricerche della Soprintendenza - ci saranno didascalie in italiano e in inglese, in modo che i visitatori meno esperti di botanica possano comprendere di quale varietà si tratta». In effetti nell'Orto sarà continuata l'opera di salvaguardia della flora antica iniziata alla fine dell'Ottocento allorché nel giardino della casa dei Vettii, appena riportato alla luce, vennero reimpiantate le stesse specie vegetali che erano state trovate affrescate sulle pareti del peristilio. O come quando con Giuseppe Fiorelli prima, Antonio Sogliano, Vittorio Spinazzola e Amedeo Maiuri, in successione, vennero piantati i cipressi lungo la via dei Sepolcri, si ripristinarono i giardini antichi, si ricostruì l'architettura verde del giardino di Loerio Tiburtino e fu allestita la scenografia della Grande Palestra. Insomma, l'Orto botanico, nelle intenzioni della Soprintendenza, dovrà diventare sede di una documentazione storica, culturale e scientifica unica nel suo genere. D'altra parte è la stessa Pompei ad essere un laboratorio unico al mondo: qualche anno fa venne individuato un vivaio antico di 20 secoli nel quale, al momento dell'eruzione, erano in allevamento talee di noccioli, peschi, pruni, fichi, per un numero di 160 piante, facendo così capire quali fossero le specie più richieste sul mercato cittadino. L'Orto sarà anche usato quale spazio elettivo di mostre a tema e conferenze. Una prima esposizione è prevista per maggio 2007 e proporrà, in piccolo, attraverso pannelli e ricostruzioni, la grande mostra di Firenze sui «Giardini antichi da Babilonia a Roma».