MUSEO nazionale di Tokyo, padiglione speciale, sala quinta, la stessa che nel 1974 ospitò la Gioconda. E' qui che torna Leonardo da Vinci con il suo capolavoro giovanile, l'Annunciazione, datata all'inizio degli anni 70 del 1400. Per vederlo, si intraprende una specie di percorso iniziatico: un saliscendi a zig zag. Si sale verso sinistra e si comincia a vedere una porzione del pannello di legno dipinto a olio, l'arcangelo Gabriele con i gigli nella mano sinistra e la destra che benedice la Madonna. Si gira a destra, poi ancora a sinistra e a metà del percorso si raggiunge il punto più alto, da cui è possibile vedere la scena tutta intera, sovrastando le teste dei visitatori che precedono lungo la discesa finale. Ancora due curve e ci si trova di fronte all'opera, arrivandoci da destra, il lato in cui è seduta Maria: l'angolazione giusta per rispettare le intenzioni del genio, che da lì fa partire la fuga prospettica che culmina nelle montagne sfumate dello sfondo. «Le dipingo così scriveva Leonardo a Botticelli per dare il senso della lontananza senza bisogno di rimpiccolirle». Sulla parete, tutt'intorno, c'è un'enorme cornice-sipario di stoffa rossa; davanti, un vetro capace di resistere a ogni tentativo di sfondamento, proiettili compresi. E' spesso un centimetro e mezzo, antiriflesso, praticamente invisibile. «E' certo un allestimento più spettacolare di quello degli Uffizi», dice entusiasta Maria Cristina Acidini, sovrintendente del Polo museale fiorentino. «Lì aggiunge è in una sala più piccola, e assieme alle altre due opere di Leonardo», l'Adorazione dei Magi e l'angelo del Battesimo di Cristo del Verrocchio (di cui l'artista di Vinci fu allievo) che qui al museo di Tokyo sono riprodotte altrove. E così allontana le polemiche che hanno accompagnato il prestito dell'Annunciazione da cui i fiorentini, e gli Uffizi, non si volevano separare. Il quadro è arrivato in Giappone il 14, dopo un viaggio imballato in una cassa termica e antisismica. Ci resterà per tre mesi, protetto da metal detector che l'Italia ha preteso nonostante qui non siano previsti a protezione delle opere d'arte, perché nessuno si è mai sognato di danneggiarle o tentare di trafugarle. Non solo: sensori collegati con una centrale a Firenze, tengono sotto controllo 24 ore su 24 temperatura e umidità. «E' il prestito d'arte al più alto livello tecnologico della storia», garantisce ancora la dottoressa Acidini. E ricorda che «gli Uffizi non hanno mica solo l'Annunciazione e Leonardo: ci sono Michelangelo, Botticelli, Caravaggio, Piero Della Francesca. E anche Giotto, Duccio e Cimabue, che non partiranno mai». Qualcos'altro d'importante, invece, fa capire che in futuro potrebbe partire, per una vera e propria mostra. Intanto qui, potranno entrare trecento visitatori per volta, e se ne aspetta un totale di un milione, mezzo in meno di quelli che accorsero per la Gioconda. Ma allora i giapponesi non viaggiavano come oggi. Il taglio del nastro dell'esposizione dedicata alla Mente di Leonardo (ci sono anche le copie di disegni che testimoniano il suo continuo spaziare dall'arte alla scienza all'invenzione), apre ufficialmente la Primavera Italiana: trecento eventi che in tre mesi porteranno in tutto il Giappone l'arte (sono in arrivo l'Umbria di Perugino e la Parma di Correggio), la cultura, il cinema, l'impresa, la tecnologia e i prodotti del territorio italiano. A tagliare quel nastro ieri, con il principe Hitachi, fratello dell'imperatore Akihito, e la principessa consorte in kimono di seta arancio, c'era il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Il quale, ornato da una grande coccarda rossa donatagli in pegno di ospitalità, ha ricordato che «l'Annunciazione era uscita dagli Uffizi l'ultima volta durante la Seconda guerra mondiale, per essere protetta». E ha detto che Leonardo è «il migliore ambasciatore possibile» per testimoniare la volontà di collaborare, fra l'amore per il passato e l'innovazione per il futuro, sul piano scientifico e tecnologico ma anche imprenditoriale. E in effetti questa Primavera Italiana è un ponte gettato per l'ampliamento dei rapporti commerciali con questo gigantesco mercato. E l'Annunciazione è un pegno d'amore verso un Paese che «possiede le traduzioni di tutti gli scritti di Leonardo». E che manifesta un tale interesse per il nostro patrimonio artistico, che un ricco mecenate di Kanazawa, di nome Kuroda, ha destinato una cifra ingente al restauro di un'opera fiorentina quale che fosse, a scelta della sovrintendenza: si è "aggiudicato il premio" il ciclo di affreschi sulla Storia della vera croce del trecentesco Agnolo Gaddi, nella cappella Maggiore di Santa Croce. La giornata, del resto, era cominciata con la firma di un accordo tra Rutelli e il ministro della Cultura giapponese Bunmei Ibuki: «Mettendo insieme le nostre capacità tecniche e le loro tecnologie ha spiegato il vicepremier ci impegneremo per la tutela del patrimonio artistico, che sta scomparendo, in quei Paesi che non hanno la possibilità di difenderlo. Probabilmente cominceremo dalle grotte di Ajanta in India: i nostri tecnici ci sono già, i loro quattrini anche». Ed è finita, la prima lunga giornata della Primavera Italiana, con l'accensione di una fascia luminosa bianco rosso e verde che, da qui al 3 giugno, attraverserà il Mori Building, il più alto grattacielo di Tokyo nel cuore di Rappongi Hills. «Indosso una cravatta cucita a Kyoto, un abito Brioni confezionato a Osaka e un paio di scarpe Tod's fatte a Tokyo», ha fatto sapere il vicepremier prima di premere il pulsante per dare la luce. E di brindare alla giapponese: «Kampay!».