«I colpi di sole d'estate possono prenderli tutti». Non ricorre certo a modi diplomatici, Giuseppe Grado, direttore generale dell'assessorato ai Beni culturali, per replicare al professor Antonio Paolucci, ex ministro del governo Dini e Sovrintendente ai Beni artistici della Toscana. «Non credo che una persona intelligente come Paolucci - aggiunge Grado -possa attribuire la responsabilità degli abusi edilizi nella Valle dei Templi alla Regione siciliana». Eppure, Paolucci per dimostrare che, affidare alle Regioni, nell'ambito della riforma federalista, anche la competenza sulla vigilanza e gestione dei Beni culturali ed ambientali, cita proprio l'esempio siciliano "dove negli ultimi cin-quant'anni la deva-stazione non ha avuto limiti". Affermazioni pesanti, forse con qualche pizzico di verità perché di scempi il territorio isolano ne ha subiti davvero - ma non tutte le croci possono essere caricate sulle spalle della Regione che comunque le sue responsabilità le ha. Però, è giusto ricordare che fino alla metà degli Anni Settanta, non erano stati ancora istituiti in Sicilia né l'assessorato ai Beni culturali né quello allo Sviluppo economico, l'odierno assessorato al Territorio e Ambiente. Pertanto, tutto ciò che è accaduto prima è stato perpretrato con le ali protettrici dello Stato, sotto le quali Paolucci e molti Sovrintendenti ai Beni culturali del resto d'Italia vorrebbero rimanere. Il direttore Grado, da parte sua, cerca di evitare di entrare in polemica diretta con il Sovrintendente della Toscana: «Lui stesso, ha sempre testimoniato l'efficienza della gestione dei beni culturali in Sicilia. L'ultima volta lo ha fatto da relatore al convegno di Taormina dell'aprile del 2002, organizzato proprio dalla Regione. Per quanto riguarda la nostra gestione, vorrei ricordare a Paolucci che riguarda solo gli ultimi 25 anni: dal 1950 al 1970 il patrimonio è stato di competenza dello Stato». Dunque, un «colpo di sole estivo» o uno svarione di Paolucci che comunque per inviare un messaggio al governo nazionale, non ha pensato di meglio che ricorrere alla sempre efficace metafora, negativa, della Sicilia? L'abusivismo edilizio, d'altronde, è una piaga fin troppo nota, a prescindere dalle cause che lo generano; il paesaggio non sempre è stato salvaguardato; i giacimenti culturali scarsamente valorizzati. Ma Giuseppe Grado non intende affatto consentire che passi l'idea di una Regione-mostro, incapace di preservare le proprie bellezze: «II disastro paesaggistico e le disattenzioni di cui parla Paolucci - sottolinea - sono in moltissimi casi da attribuire alle responsabilità di enti e funzionari dello Stato. Per esempio, la realizzazione del viadotto "Morandi" di Agrigento, fu ratificata da un Sovrintendente che era ancora alle dipendenze di Roma. Se hanno problemi tra di loro, non tirino in ballo noi». Insomma, sarebbero ben altre le cause per cui Paolucci ed alcuni suoi colleghi si oppongono al trasferimento delle competenze sui beni culturali ed ambientali dallo Stato alle Regioni. Autonomia che Grado, invece, difende a spada tratta, pure nella parte che riguarda il demanio marittimo, essendo stato per anni direttore dell'assessorato al Territorio e Ambiente. «Anche per la gestione del demanio marittimo - ribatte - la situazione è analoga ai beni culturali: pure in questo bacino la Regione è subentrata al potere centrale nell'ultimo quarto di secolo, impostando una filosofia progettuale in antitesi con quella precedente. Davvero mi sembrano pretestuose le affermazioni di Paolucci». L'ex ministro ai Beni culturali, nella sua filippica contro la Sicilia, ha anche paventato il rischio che i Sovrintendenti, diventando dipendenti regionali non avrebbero più la stessa attuale autonomia, con grave rischio per l'inestimabile patrimonio nazionale. «Anche su ciò penso di potere contestare con assoluta tranquillità - dice Grado - i nostri Sovrintendenti, infatti, non hanno solo il compito di consentire la fruizione di Musei e siti archeologici, ma hanno anche il potere della tutela. Spesso sono presi di mira per eccesso di zelo per i numerosi vincoli che oppongono con grande senso di responsabilità. Esattamente il contrario da quanto paventato da Paolucci. Ma a parlare sono i fatti». Proprio per celebrare i venticinque anni di gestione autonoma del patrimonio culturale della Sicilia, dal prossimo mese di settembre prenderà il via un semestre denso di importanti appuntamenti. Tra l'altro, è in fase di realizzazione un volume su tutte le pubblicazioni in quest'ultimo quarto di secolo. «Faremo anche un libro bianco su tutti gli interventi effettuati in questi venticinque anni - rivela Grado - e ne manderò una copia a Paolucci». Tra le iniziative previste a partire dal prossimo mese di settembre, c'è anche la «Settimana Serpottiana» durante la quale saranno presentate tutte le opere restaurate, a cominciare dall'Oratorio di Santa Cita di Palermo. Il direttore generale dell'assessorato ai Beni culturali, non intende tacere neanche sulla gestione dei Musei e dei siti archeologici che in Sicilia, per tutta l'estate, saranno aperti fino alle 22: «Ho disposto una serie di straordinari per garantire la fruizione di questo inestimabile patrimonio». La situazione potrà certamente migliorare non appena saranno completamente attivi anche i servizi aggiuntivi che consentiranno ai visitatori di gustare meglio i nostri capolavori dell'arte. Allora, solo una delle tante polemiche di mezza estate la sortita di Paolucci? E' probabile. Però, pur tenendo in conto i passi da gigante che sono stati fatti in questi ultimi anni per valorizzare il patrimonio artistico siciliano, sarebbe un errore ritenere che tutto va bene e cullarsi sugli allori.
Paolucci? Un colpo di sole estivo
Il direttore generale dell'assessorato ai Beni culturali, Giuseppe Grado, ha risposto a una filippica di Antonio Paolucci, ex ministro del governo Dini e Sovrintendente ai Beni artistici della Toscana, che ha criticato la gestione dei beni culturali in Sicilia. Grado ha affermato che Paolucci non ha ragione nel dire che la Regione siciliana non ha fatto abbastanza per preservare il patrimonio culturale, e che molti problemi sono stati causati dagli enti e funzionari dello Stato. Ha anche sottolineato che la Sicilia ha avuto una gestione autonoma dei beni culturali per 25 anni e che i risultati sono stati positivi.
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