Bloccata la costruzione delledificio a Corte Sammuzzo. Il progetto approvato dal Comune prevedeva sette elevazioni Il parere è vincolante Milone plaude alla decisione "È una buona mediazione" Bevilacqua promette "Non ci sarà cemento accanto al Castello riscoperto" SOLO tre piani. Non uno di più. La Soprintendenza ai Beni culturali, guidata da Adele Mormino, ha espresso un parere vincolante sul palazzo in costruzione davanti a Corte Sammuzzo. Un palazzo che, in base al progetto, dovrebbe raggiungere invece il settimo piano. Dopo la denuncia della fondazione Salvare Palermo, che aveva raccontato a Repubblica delledificio in costruzione a due passi dal mare, il Comune, venti giorni fa, ha bloccato i lavori per sessanta giorni. Limpresa che sta costruendo il palazzo aveva ottenuto una regolare concessione dalla ripartizione Edilizia privata. Larea, secondo il piano regolatore, è edificabile. Ma dopo lallarme lanciato da Salvare Palermo, lassessore allUrbanistica, Mario Milone, ha deciso di stoppare il cantiere per vederci chiaro. Tutte le carte sono state spedite alla Soprintendenza ai Beni culturali, la quale ieri ha fatto sapere agli uffici comunali che il palazzo non può superare i tre piani di altezza. Una costruzione di sette piani nasconderebbe un pezzo di mare e andrebbe in controtendenza rispetto al recupero dellarea che il Comune sta portando avanti, a partire dal Castello a mare. «Credo che il parere dei Beni culturali esprima una buona mediazione - dice lassessore Milone - Da un lato infatti ci sono i diritti di un privato che ha ottenuto una regolare concessione, dallaltro cè unidea generale di salvaguardia e recupero di unarea che punta a demolire e non a costruire. Ma non è detto che limpresa sia daccordo. «Possono impugnare latto e fare ricorso al Tar - continua Milone - oppure chiederci il risarcimento dei danni: non dobbiamo dimenticare che avevano ottenuto la concessione per realizzare sette piani. Certo, non ordinando labbattimento di quanto già costruito, anche lamministrazione risparmierà». Rosanna Pirajno, docente alla facoltà di Architettura e direttrice del periodico Per salvare Palermo, edito dalla fondazione, aveva lanciato lallarme: «Tengo a precisare che non ho nulla da rimproverare ai privati che hanno ottenuto una regolare concessione dal Comune - dice - credo invece che quello che è accaduto a Corte Sammuzzo debba servire da insegnamento per lamministrazione. Il piano regolatore della quinta città dItalia non può permettere interventi così invasivi. La riduzione del numero dei piani è comunque una notizia positiva». Pirajno rivolge anche un invito al presidente dellAutorità portuale, Nino Bevilacqua: anche lui, che ha in programma un piano di risanamento del porto, si era schierato contro la costruzione delledificio. «Spero che Bevilacqua - dice la docente - non faccia più danni di quelli che vuole fermare. Mi auguro che il suo piano di riqualificazione del porto sia in linea con lo spirito di questa battaglia, che ha come obiettivo il rispetto dellambiente e del territorio». Una preoccupazione manifestata anche da Marco Assennato, segretario provinciale di Rifondazione comunista: «Il piano di Bevilacqua, per quello che ne sappiamo, è molto più invasivo di un palazzo di sette piani». Bevilacqua fa spallucce: «Sono solo provocazioni - ribatte - mi sembra che finora io non abbia mai realizzato né palazzi in cemento armato né ponti. Mi sembra che nella zona del Castello a mare siano invece partiti lavori di demolizione di palazzine e capannoni. Possono stare tutti tranquilli. Il piano di recupero del porto potrebbe essere pronto già a giugno». Il presidente dellAutorità portuale approva la decisione della Soprintendenza sulledificio in costruzione davanti a Corte Sammuzzo: «Credo che la realizzazione di tre piani sia una buona via di mezzo - conclude - che tutela i diritti dei costruttori e quelli dei cittadini».