«Sono pienamente d'accordo con Paolucci, abbiamo sempre detto che l'autonomia dei beni culturali agli enti locali sarebbe lo sfacelo del Ministero. Lasciare le direttive generali allo Stato non vuoi dire niente, dato che il potere gestionale va ben al di là delle direttive generali. Qui il vero problema è la tutela e come dice Paolucci, monumenti e opere d'arte sono un patrimonio dell'umanità». Con queste parole il sovrintendente Domenico Valentino ha commentato la lunga intervista all'ex ministro e sovrintendente per il polo museale fiorentino Antonio Paolucci pubblicata ieri dal Corriere della Sera dove vengono evidenziati i danni che una gestione regionale dei beni culturali potrebbe apportare al patrimonio artistico e paesaggistico. Paolucci non usa mezzi termini, dice di essere pronto ad andare in pensione se dovesse trovarsi nella situazione di ricevere lo stipendio dal governatore Martini («La sola idea di avere come padrone il governatore della Toscana Claudio Martini, che pure è un galantuomo mi da i brividi») e cita come pessimo esempio dell'autonomia la Sicilia, devastata da edifici abusivi che hanno cambiato un paesaggio di straordinario fascino e bellezza. Quanto alla Toscana Paolucci afferma: «Tutta la Toscana ha un ruolo da ariete, se è per questo che la Regione medita una legge che prevede una tutela speciale del suo patrimonio. È vero che la Toscana ha una sua specificità, ma lo stesso principio cadrebbe a pioggia: uno studente di Lettere del primo anno può dimostrare lo stesso di ogni altra regione italiana». Alla proposta di legge da illustrare al Governo il governatore Martini ci sta lavorando da un po' e molte voci autorevoli, da Vittorio Sgarbi a Mario Lolli Getti, hanno già espresso un giudizio più che negativo. Il «caso» è ormai nazionale, come dimostra il recente interessamento del «Corsera» che ha aperto un dibattito, inaugurato dal commento di Arturo Carlo Quintavalle. Secondo lo storico dell'arte «il patrimonio d'arte non può essere delle Regioni», sarebbe un passo falso. Pur sottolineando quanto l'Italia sia «quella delle cento città, delle migliaia di comuni, delle enormi differenze concentrate in uno spazio anche ristretto», lo studioso sostiene che nel corso degli anni lo Stato ha creato un sistema invidiabile, fatto di strutture importanti (l'Istituto centrale del restauro, per fare un esempio). «Un sistema culturale nuovo, rivoluzionario, centralizzato, ma articolato sul territorio, attento alla tutela ma insieme alla formazione degli specialisti. «Un sistema felicemente potenziato nel secondo dopoguerra», scrive il critico. E allora, cambiare questo sistema sarebbe fare un passo all'indietro, anche perché - a voler sintetizzare il pensiero di Quintavalle - le singole amministrazioni locali hanno più di una volta dimostrato la loro «incapacità gestionale» («distruzione del paesaggio e del tessuto urbano»). L'assessore regionale Mariella Zoppi vorrebbe una amministrazione del territorio senza dirigismi statali, con la Regione che dovrebbe dare gli indirizzi, e le province e i comuni attivi nella gestione. La proposta di legge ha comunque pochissime possibilità di essere approvata.
Autonomia regionale sui beni culturali? Cresce il fronte dei no
Il sovrintendente Domenico Valentino ha commentato la lunga intervista all'ex ministro e sovrintendente per il polo museale fiorentino Antonio Paolucci, pubblicata dal Corriere della Sera. Paolucci ha espresso preoccupazioni sulla gestione regionale dei beni culturali, citando come esempio la Sicilia devastata da edifici abusivi. La Toscana, invece, ha una tutela speciale del suo patrimonio, secondo Paolucci. Il governatore Martini sta lavorando a una legge che prevede una tutela speciale del patrimonio toscano. Vittorio Sgarbi e Mario Lolli Getti hanno espresso un giudizio negativo sulla proposta di legge.
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