Ci ha pensato la soprintendente regionale per i Beni architettonici, Carla Di Francesco, a mandare in frantumi quello che appena due giorni fa il sindaco Gabriele Albertini aveva definito «il sogno del Comune»: eliminare il carcere di San Vittore dal centro della città e, al suo posto, realizzare un grande parco circondato da grattacieli. «Per abbattere San Vittore ha risposto ieri la Di Francesco è necessaria l'eliminazione del vincolo di tutela», una decisione che spetta al ministero ai Beni culturali e alla Soprintendenza. «E la Soprintendenza il permesso all'abbattimento non lo darà»: al di là delle valutazioni sulla bellezza o la sicurezza del penitenziario. Insomma l'edificio San Vittore va conservato. Non è certo una novità. La massima autorità ai beni architettonici regionali non ha mai nascosto la sua perplessità verso il progetto di cancellazione di un edificio che il ministro Urbani ha definito «brutto» e non meritevole di essere conservato, nonostante l'età superiore ai 50 anni. Ma sono i tempi scelti dalla Di Francesco per ribadire e rafforzare la sua posizione contro l'eliminazione di San Vittore che contano. Era stato lo stesso sindaco, due giorni fa, a tornare sull'argomento del futuro del carcere milanese, invocando l'aiuto del ministro Roberto Castelli per trasferire i 1.500 detenuti. Superato questo problema, l'amministrazione si muoverebbe, secondo Albertini, «nella direzione di realizzare un grande parco e di utilizzare in modo verticale le volumetrie per liberare spazio per il verde». Un progetto che ha suscitato le ire dell'opposizione. Ieri Sandro Antoniazzi, leader dell'Ulivo a Palazzo Marino ed ex rivale di Albertini alla poltrona di sindaco, lo ha definito «la più grande speculazione edilizia mai realizzata in una zona centrale di Milano» e, ancora, «un nuovo colpo alla memoria storica della città». Sul danno alla memoria storica di Milano, la posizione della soprintendente non è molto diversa: «Sul fatto che San Vittore sia un bene culturale non c'è alcun dubbio e dunque la Soprintendenza negherebbe il permesso all'abbattimento», ha dichiarato ieri pomeriggio, dopo aver accompagnato Albertini nel lungo sopralluogo ai lavori di ristrutturazione del teatro Litta, in corso Magenta. San Vittore, spiega Carla Di Francesco «è il primo carcere moderno dell'Italia unita» (è stato infatti inaugurato nel 1879). «Io non discuto sulla questione della bellezza conclude la soprintendente . Il carcere può anche essere trasferito, ma l'edificio deve essere conservato. In una città dove un ex ospedale ospita l'università e il Palazzo reale un museo, non vedo perché un carcere storico non potrebbe essere riconvertito ad altro uso».
San Vittore non sarà demolito
La soprintendente regionale per i Beni architettonici Carla Di Francesco ha deciso di non permettere l'abbattimento del carcere di San Vittore a Milano. Il progetto, che prevedeva la demolizione del carcere e la realizzazione di un grande parco circondato da grattacieli, era stato proposto dal sindaco Gabriele Albertini. Di Francesco ha affermato che il carcere è un bene culturale e che deve essere conservato, anche se potrebbe essere trasferito ad un altro luogo. La Soprintendenza ha già espresso la sua opposizione al progetto e ha affermato che non darà il permesso all'abbattimento.
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