Quattromila persone ieri si sono date appuntamento a Noto per dire no alle trivellazioni petrolifere, per dire no al Governo Cuffaro e per dire no a chiunque voglia speculare sulla pelle e sulle terre della gente. Le trivelle della multinazionale texana Panther Oil, grazie ai permessi rilasciati dalla provvida Regione Siciliana guidata da Totò Cuffaro, riscaldano i motori e promettono una nuova stagione della, forsennata caccia all'oro. L'idea di dare il via libera a scavi, pozzi e trivelle in un'area di gran pregio e dagli equilibri assai delicati com'è la Val di Noto - che si allarga nelle province di Siracusa, Catania e Ragusa, fra zone archeologiche, parchi e riserve naturali, ovvero uno dei cinque siti siciliani inseriti nel Patrimonio dell'umanità dall'Unesco - è venuta a Marina Noè, assessore all'Industria della Giunta Cuffaro fino all'estate 2005, con un decreto che autorizzava la Panther Oil a perforare in lungo e in largo questo pezzo di Sicilia. Da allora a oggi si sono levate forti le proteste dei cittadini della Val di Noto ma anche degli amministratori locali e persino qualche esponente del precedente governo Cuffaro, come l'ex assessore regionale ai Beni Culturali Fabio Granata si è schierato contro le trivellazioni. Più l'Unesco che vede in pericolo uno dei suoi gioielli. E adesso è sceso in campo pure il Wwf, che per bocca del presidente siciliano, Franco Russo, chiede al Governo Cuffaro l'immediata revoca delle autorizzazioni. Pure il sindaco di Noto, Corrado Valvo, del centrodestra, è sceso in piazza a manifestare e si dice convinto che la Val di Noto debba puntare sul Barocco e sulle riserve naturali. Riserve minacciate dalle trivelle per 50 chilometri quadrati e 43 milioni di euro per trivellare decine e decine di pozzi. Numeri che allarmano Vincenzo Moscuzza, del Comitato contro le trivellazioni: «Con gli scavi questo territorio sarà distrutto. Ma ci sdraieremo sulle nostre terre, se sarà necessario».