Proposta di un gruppo di imprenditori al Comune: «Noi vi facciamo una struttura per 350 barche, voi ci lasciate costruire un complesso turistico» LECCO «Quel ramo del lago di Corno che volge a mezzogiorno» rischia di non essere più «una catena non interrotta di monti». Poco lontano dal punto in cui «vien, quasi d'un tratto, a restringersi e a prender corso e figura di fiume» potrebbero nascere un porto turistico e un palazzone in grado di cambiare di molto i connotati del paesaggio. Alessandro Manzoni oggi farebbe molta fatica a riconoscere la «skyline» di Lecco che gli ispirò l'attacco dei «Promessi Sposi», ma a rimescolare ulteriormente le carte ecco un progetto che sta mettendo scompiglio nell'opinione pubblica locale e nei ricordi di milioni di ex studenti. Proprio sotto la parete a strapiombo del San Martino, lì dove il Lario è tutto il «susseguirsi di seni e golfi» descritto dallo scrittore, spunterà un muraglione lungo 200 metri e alto sei piani (più due interrati): sì tratta di un albergo e di un condominio i cui ospiti godranno della splendida vista della rocca di Malgrate e delle brezze del lago. Resta da capire se il complesso non guasterà a sua volta il panorama a tutti quelli che non avranno il privilegio di abitarci. Questione sul tappeto da anni, qui a Lecco, quella del porticcio-lo: la città, incastrata tra la roccia e l'acqua non è in grado di dare ospitalità a barche e barchini che solcano il lago. Un «cartello» di imprenditori e professionisti si è ora proposto di colmare la lacuna, ben consapevole però che i semplici introiti dell'attività nautica non coprirebbero i costi dell'investimento. Soluzione? Si sono presentati in Comune, hanno srotolato sul tavolo mappe e progetti e hanno avanzato la proposta: «Noi vi facciamo il porto, una struttura galleggiante per 300350 barche, voi ci lasciate costruire un complesso turistico vista lago». Si chiama «projet financing» e la formula non è nuova. Comune, Provincia, soprintendenza si sono già messi attorno al tavolo per esaminare il problematico progetto e la palla è passata ora nel campo della Regione: al Pirellone spetterà di formulare la cosiddetta valutazione di impatto ambientale, stabilendo cioè se quei sei piani che sovrasteranno il lungolago non rovineranno l'estetica dei luoghi. «Ma è chiaro che il paesaggio sarà irrimediabilmente compromesso - spara Domenico Palezzato, architetto e responsabile della sezione lecchese di Italia Nostra -perché, indipendentemente dalla bontà del progetto, non si possono costruire 50 mila metri cubi su un'area di 10 mila metri quadrati; l'effetto sarà quello di rifare la Bordighera anni '60 in riva al Lario». Palezzato ha già inviato le sue riflessioni alla Regione e così le sintetizza: «Non discuto il porticciolo, non discuto la necessità di mettergli attorno attrezzature tu-ristiche. Discuto il come. Se vogliamo portare a Lecco i visitatori, attirati dalla bellezza dei luoghi, ma poi deturpiamo quegli stessi luoghi equivale a tirarci la zappa sui piedi. Il rischio di una nuova "Punta Perotti" diventa concreto». Ci vorranno tre mesi, almeno, prima che la Regione emetta il suo verdetto, nel frattempo i promotori dell'iniziativa non stanno a guardare. Guido Stefanoni, architetto lecchese, è il coordinatore di una serie di professionisti che hanno messo a punto il progetto. Così spiega l'intervento: «Partiamo da un concetto: Lecco non è più la città di Falk, delle acciaierie. Un'epoca è finita, bisogna creare qualcosa di nuovo e quel qualcosa è il turismo». A patto di non buttar via il bambino con l'acqua sporca... «Ma l'area sulla quale sorgeranno porto e albergo è ormai marginale: è affacciata sulla vecchia statale 36 che in pochi ormai percorrono. Ma soprattutto, il piano regolatore in vigore lì prevede la nascita di strutture turistiche per una volumetria doppia rispetto a quella da noi prefigurata. Dunque ci stiamo muovendo esattamente in un solco istituzionale, senza chiedere nulla di più di quanto già previsto dalla legge». Però l'atmosfera manzoniana, la catena non interrotta di monti... architetto, si metta nei panni degli ex studenti... «Mi domando cosa resti davvero oggi a Lecco dei paesaggi e della memoria manzoniana. Comunque siamo disposti ad armonizzare e perfezionare il progetto in base a quello che dirà la Regione».