In attesa dell'imminente pubblicazione del nuovo Regolamento di organizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali che porterà certo a una forte razionalizzazione degli uffici e dei servizi può essere non inutile qualche considerazione sulla bozza che circola, da fonte autorevole. Positiva è la creazione del Centro per il libro e la lettura (intelligentemente voluto da Francesco Rutelli) e la garantita autonomia dell'Opificio delle pietre dure di Firenze, a difendere la quale si era impegnata tutta la Regione Toscana, trovando subito ascolto presso il ministro. Salvata l'autonomia dell'Opifìcio, si propone egualmente la creazione di un Istituto superiore per la conservazione e il restauro, sopprimendo e facendo confluire in esso l'Istituto centrale del restauro, l'Istituto centrale per la patologia del libro, e il Centro di fotoriproduzione, legatoria e restauro degli Archivi di Stato. Si "accorpano" lo facevo notare nel corsivo del 7gennaio istituti assai diversi tra loro per storia e metodologie, staccandoli dalle direzioni generali alle quali facevano riferimento e che gestiscono quei beni culturali alla cui conservazione e restauro gli istituti sono preposti. Dubbia soluzione (con evidente sovrapposizione di competenze) che ha comportato l'afferenza del nuovo Istituto con l'Opificio e l'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione alla Direzione generale per le relazioni internazionali, gli studi, la ricerca, l'innovazione e la promozione, la quale, malgrado l'intestazione "onnivora", dovrebbe avere tutt'altre finalità. Si ha l'impressione che il regolamento tenda a penalizzare le direzioni generali tradizionali a favore di quelle di emergenti o di recente istituzione. In questa prospettiva sembra collocarsi la norma secondo la quale i contratti dei direttori degli istituti (nominati ovviamente dal ministro) siano sottoscritti dal direttore generale per le risorse umane e non dai responsabili di quegli uffici dirigenziali centrali cui gli istituti fanno riferimento. L'eliminazione del rapporto fra direttori degli istituti e rispettive direzioni generali può anche dare l'impressione che la scelta del ministro assuma carattere più politico che tecnico-scientifico. Del resto le direzioni generali tradizionali escono indebolite anche rispetto alle prerogative delle direzioni regionali, sulla cui utilità molti dubbi sono stati sollevati in diverse sedi. Il nuovo regolamento, infatti, attribuisce alle direzioni regionali poteri non solo di coordinamento, ma di "direzione", "indirizzo" e "controllo", su tutti gli organi periferici del ministero: cioè soprintendenze, archivi, biblioteche statali, musei. Cosa resta alle direzioni generali? Forse poco più del coordinamento di «progetti a carattere interregionale e nazionale».
Riforma del Ministero. Regolamento, pro e contro
Il nuovo Regolamento di organizzazione del ministero per i Beni e le attività culturali prevede una forte razionalizzazione degli uffici e dei servizi. La bozza propone la creazione di un Centro per il libro e la lettura e l'autonomia dell'Opificio delle pietre dure di Firenze. Si propone anche la creazione di un Istituto superiore per la conservazione e il restauro, che unificerà diversi istituti. La soluzione è stata criticata per la sovrapposizione di competenze. Il regolamento sembra penalizzare le direzioni generali tradizionali a favore di quelle di emergenti o di recente istituzione.
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