"I Pitoti non sono solo un fatto locale» afferma il presidente del gruppo istituzionale dell'Unesco, Paolo Rizza, durante il Convegno assembleare, che si è volto al Centro camuno di studi preistorici (Ccsp) di Capo di Ponte, illustrando il Piano generale di gestione del sito Unesco n. 94: «Arte rupestre della Valcamonica», messo in cantiere nel 2005. Il Piano, che prevede la creazione di un ente costituito da vari soggetti - Soprintendenza, Comunità montana, Comuni della Valle e Ccsp - dimostra chiaramente l'attenzione che il mondo intero ha per l'Arte rupestre alpina e il riconoscimento del ruolo di traino culturale della ricerca preistorica italiana. L'Unesco parteciperà attivamente, «in prima persona», al prossimo Simposio sull'arte rupestre «Il futuro dell'arte rupestre, per una identità della Val Camonica. Lo stato delle cose, i progetti, le volontà», è stato, pertanto, il tema del dibattito tra gli studiosi che si sono confrontati non solo sulla metodologia dello studio dell'arte postglaciale in Italia, presente solo in Valcamonica e in Valtellina, ma anche sulla comunicazione e i possibili sviluppi pratici della loro ricerca. Nonostante le difficoltà contingenti comuni a tutti i settori della ricerca in Italia, secondo Umberto Sansoni, responsabile del Dipartimento Valcamonica, lo studio dell'Arte rupestre camuna gode di buona salute da un punto di vista scientifico, ma i 300mila segni conosciuti dovrebbero essere considerati anche come un valore materiale e un settore strategico per un diverso e alternativo sviluppo economico della Valle. La collezione camuna, la massima concentrazione europea ed una delle maggiori al mondo di incisioni su roccia, fa della Valcamonica non solo una palestra di studio dello sviluppo concettuale e culturale dell'uomo dei primordi, ma dovrebbe rappresentare anche una reale possibilità di ricchezza per ora non debitamente valutata e non del tutto fruita dalla popolazione locale e dai gestori turistici. È necessario, quindi, secondo Sansoni, pubblicare il corpus completo dei rilevamenti, che permetta studi settoriali, analisi, statistiche, ricerche di carattere cronologico, tematico e topologico per giungere ad una sintesi storica, culturale e sociale. Nell'illustrare gli interventi preventivi in occasione di opere pubbliche, la mappatura, le nuove metodologie di ricerca (fra cui il Dem - Digital Elevation Model - per l'archeologia predittiva) e il restauro delle incisioni, attuati nella Valle dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici, anche Raffaella Poggiani Keller, auspica confronti e studi comparati tra le figurazioni su roccia e i ritrovamenti materiali. L'archeologa sottolinea inoltre la necessità di una documentazione oggettiva condivisa da tutti gli istituti di ricerca, per giungere a scelte strategiche coerenti. È necessario, quindi, come prevede il Piano Unesco, un coinvolgimento da parte di tutti i soggetti interessati: lo Stato, che ha il dovere della tutela e della conservazione, l'Università, il cui scopo istituzionale è quello della ricerca scientifica e della trasmissione dei risultati tramite l'insegnamento, gli Istituti privati di studio e gli Enti locali che devono creare, valorizzare e amministrare musei, raccolte archeologiche e parchi pluritematici che permettano di leggere il territorio come un palinsesto. «Le azioni devono essere concordate ed armonizzate perché senza la ricerca non si può fare tutela e questa risulta più facile se si può contare anche sulla collaborazione degli istituti che lavorano a tempo pieno - dice Raffaele De Marinis, docente di Preistoria e Protostoria all'Università San Raffaele di Milano. L'archeologo, che è il vicepresidente dell'Istituto italiano di Preistoria e Protostoria, fondato da Paolo Graziosi nel 1954 come federazione di Istituti, con lo scopo di coordinare, favorire ed intensificare l'attività scientifica degli istituti ed enti universitari ed extrauniversitari specializzati nello studio delle civiltà dei primordi -, sostiene la necessità della collaborazione e della interdisciplinarietà fra Enti di ricerca e studiosi operanti con metodi diversi o in campi circoscritti a determinati periodi della Preistoria e della Protostoria, affinché le varie discipline uniscano i loro sforzi nel comune interesse della conoscenza della più antica storia dell'uomo. L'Istituto, organo di consulta e rappresentanza nei confronti del Ministero della ricerca scientifica e dei Beni culturali, svolge, quindi un compito basilare per l'archeologia preistorica, che in Italia ha un ruolo marginale nelle Università rispetto all'archeologia e alla filologia classica greca e romana, forse a causa della mancanza di grandi monumenti e per la diffusa ignoranza dei ritrovamenti. La sfida attuale degli studiosi dei graffiti camuni e degli Enti che li hanno in carico, quindi, non si può più concentrare solo sulle questioni di tipo culturale, ma deve impegnarsi anche sul versante della comunicazione rivolta ad un pubblico finora non abbastanza invogliato.
L'Unesco sui graffiti camuni. I pitoti sono universali
Il presidente del gruppo istituzionale dell'Unesco, Paolo Rizza, ha presentato il Piano generale di gestione del sito Unesco n. 94: Arte rupestre della Valcamonica. Il piano prevede la creazione di un ente costituito da vari soggetti, tra cui la Soprintendenza, la Comunità montana, i Comuni della Valle e il Centro camuno di studi preistorici. L'Unesco parteciperà attivamente al prossimo Simposio sull'arte rupestre "Il futuro dell'arte rupestre". Gli studiosi hanno discusso sulla metodologia dello studio dell'arte postglaciale in Italia e sulla comunicazione e i possibili sviluppi pratici della loro ricerca.
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