La mancanza di regole si fa sentire anche in periferia. Per quanto riguarda le gestioni autonome del patrimonio culturale di proprietà degli enti locali «ci si trova - commenta Roberto G rossi, segretario generale di Federculture - in una pausa di riflessione, legata all'incertezza normativa, determinata dal sovrapporsi di sentenze della Corte europea, della Consulta, delle disposizioni del Codice dei beni culturali e di quelle relative ai servizi pubblici locali». Le gestioni autonome sono 380 e secondo gli ultimi dati relativi al 2006 elaborati da Federculture e che saranno contenuti nel IV rapporto annuale di prossima pubblicazione oltre il 40 è rappresentato da forme societarie. Il patrimonio culturale locale è, infatti, gestito per il 16 da società per azioni, per il 5 da Srl, per l'11 da aziende speciali e per un altro 11 da consorzi. A queste forme gestionali si aggiungono le Fondazioni, che rappresentano il 20, le associazioni (11) e le istituzioni (26 per cento). Le gestioni autonome sono concentrate soprattutto al Nord e al Centro: rispettivamente il 43 e il 42 per cento. Il Sud segue a lunga distanza, perché lì si trova solo il 15 di forme gestionali autonome. L'intervento pubblico rimane, comunque, fondamentale, perché copre il 70,4 delle spese. Il restante 29,6 proviene, invece, dall'autofinanziamento, cioè dalla vendita di servizi e dalle sponsorizzazioni (queste ultime coprono, nel 74 dei casi, il 7,1 del fabbisogno). Su tale versante esistono, però, sensibili differenze a seconda della forma gestionale utilizzata: le Spa, insieme alle Fondazioni e alle aziende speciali, riescono, infatti, a raggiungere il 30 di entrate proprie, mentre istituzioni e consorzi si fermano al 10 circa. «Le amministrazioni locali hanno realizzato le esternalizzazioni nel campo della cultura e del tempo libero sottolinea Grossi soprattutto sull'onda lunga di quelle effettuate per i servizi pubblici. Ora ci troviamo alle prese con le nuove regole fissate dal Codice dei beni culturali. Ma così sono poco gestibili, sono una scatola vuota. Occorre un sistema di disposizioni applicative». In periferia I MODELLI Istituzioni 26 Fondazioni 20 Spa 16 Associazioni 11 Consorzi 11 Aziende speciali 11 Srl 5 L'andamento, nel periodo 1990-2006, delle gestioni autonome delle attività culturali, del turismo e del tempo libero negli enti locali LA CRESCITA 1990 1993 1996 1999 2002 2006 LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA Nord 43 Centro 42 Sud 15 Fonte: IV Rapporto annuale Federculture
Gestioni autonome ma i costi sono pubblici. Negli enti locali il 40 è affidato a società
Le gestioni autonome del patrimonio culturale di proprietà degli enti locali sono 380 e si sono concentrate soprattutto al Nord e al Centro. Il 40% delle gestioni autonome è rappresentata da forme societarie, mentre il 20% è rappresentato dalle Fondazioni. Le istituzioni e i consorzi rappresentano il 26% delle gestioni autonome. L'intervento pubblico copre il 70,4 delle spese, mentre il restante 29,6 proviene dall'autofinanziamento. Le Spa, Fondazioni e aziende speciali riescono a raggiungere il 30% delle entrate proprie, mentre le istituzioni e i consorzi si fermano al 10 circa.
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