A BRIGLIE SCIOLTE I progetti di Regioni e Comuni sono favoriti anche dalla mancanza di precise indicazioni da parte del ministero Le commissioni. Valorizzazioni del patrimonio contro il Codice: interviene la Camera All'arrembaggio del patrimonio culturale e della sua gestione. Nel silenzio da parte del ministero dei Beni culturali, fioriscono le più diverse ipotesi, che suscitano più di una perplessità. Ha avuto modo di sottolinearlo la Camera dei deputati, intervenendo nel giro di pochi giorni su due differenti progetti: quello campano della Scabec Spa e l'altro siciliano della Catania Risorse Srl. La valorizzazione del patrimonio, riconosciuta attività concorrente tra Stato e Regioni, è disciplinata dal Codice dei beni culturali. L'architettura prevista, però, finora non ha trovato applicazione, anche perché al ministero non esiste una struttura dedicata in pianta stabile al problema. C'è una commissione per la valorizzazione, insediata dal ministro Francesco Rutelli, che ha appena iniziato a operare. ScabecSpa. La mancanza di indicazioni uniformi facilita, pertanto, la nascita di iniziative autonome. Come quella di Scabec, società per azioni di cui la Regione Campania detiene il 51, mentre il resto del pacchetto è stato affidato, attraverso gara, a privati. La Regione si proponeva, attraverso un'intesa con il ministero dei Beni culturali (intesa da sottoscrivere), di prendere in carico alcuni siti statali, come la Certosa di Padula e l'area dei Campi Flegrei, e di affidarne la gestione a Scabec, con la quale ha firmato un contratto di servizio. L'operazione è stata, però, stoppata dalla commissione Cultura della Camera con una risoluzione approvata all'unanimità. Il documento sostiene che la soluzione campana non ha tenuto conto delle regole fissate dal Codice e che, in tale prospettiva, «si corre il serio rischio di un massiccio trasferimento dei beni del patrimonio culturale nazionale alle singole regioni, acriticamente e in assenza di precisi criteri di valutazione». «A questo punto afferma Riccardo Villari, il deputato dell'Ulivo che ha presentato la risoluzione ritengo che la questione Scabec si possa, almeno in quei termini, considerare chiusa. Questo non significa sbarrare la porta a nuove formule di gestione dei beni culturali, ma solo che vanno fatte nel rispetto del Codice». «Sono sorpreso dell'atteggiamento della commissione - replica Marco Di Lello, assessore della Regione Campania al Turismo e ai beni culturali -: si è trattato di un processo sommario. Nessuno si è preoccupato di sentire la nostra posizione. Al momento non ho elementi per cambiare opinione, ma se il ministro Rutelli mi dirà che si deve fare una gara di evidenza pubblica per scegliere il gestore, la faremo. Di certo, preferiamo sperimentare nuove forme di valorizzazione, piuttosto che lasciare i monumenti chiusi». Dalla Campania al Friuli: anche lì la Regione pensa di valorizzare i monumenti - il sito archeologico di Aquileia (di competenza statale) - e a tal fine ha varato una legge che prevede l'istituzione di una Fondazione ad hoc. Ma il progetto si è per ora fermato, perché la Regione ha chiesto il trasferimento dei beni, ma manca il piano strategico previsto dal Codice. Catania Risorse Srl La Camera pochi giorni fa ha acceso i riflettori sulle vicende del Comune di Catania, che ha costituito una società, Catania Risorse Srl, di intera proprietà dell'amministrazione comunale, alla quale sono stati trasferiti a fine 2006 (per l'esattezza, il 30 dicembre) 14 immobili. La società pagherà i soldi serviranno al Comune per ripianare il deficit accendendo mutui o linee di credito, ai quali, a sua volta, farà fronte con la locazione degli immobili. Al di là della poca trasparenza imputata da alcuni deputati all'operazione, negli atti della Camera si può leggere come la stessa soprintendenza abbia dato parere negativo al trasferimento degli immobili, perché alcuni «sono di eccezionale interesse storico-artistico». Commenta l'onorevole Orazio Antonio Licandro (Comunisti italiani): «A mia memoria riesco a ricordare solo alcuni ispiratori di un'operazione di questo genere: Totò e Peppino che vendono la fontana di Trevi». Le tre fasi. 1. La tutela. La tutela di tutti i beni culturali è di competenza dello Stato 2. La valorizzazione Le modalità di valorizzazione dei beni culturali pubblici - Lo Stato (tramite il ministero dei Beni culturali), le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali stipulano accordi - l'accordo può essere anche fra due di quei soggetti pubblici - per definire le strategie e gli obiettivi comuni di valorizzazione dei beni - Se Stato, Regioni ed enti territoriali non si mettono d'accordo, ciascun soggetto pubblico è tenuto a garantire la valorizzazione dei beni di cui ha la disponibilità - Lo Stato, le Regioni e gli altri enti territoriali elaborano i piani strategici di valorizzazione, che devono individuare le risorse, nonché fissare i tempi e le modalità per tradurre in pratica le strategie e gli obiettivi - L'elaborazione dei piani strategici di valorizzazione può essere anche affidata a soggetti giuridici ad hoc (Fondazioni, Spa, consorzi tra enti) di cui facciano parte i soggetti che hanno stipulato gli accordi sulle strategie e gli obiettivi. A fissare le modalità di costituzione di quei soggetti giuridici sarà un decreto del ministero dei Beni culturali 3. La gestione - Diretta: effettuata, cioè, da strutture interamente pubbliche. Le amministrazioni coinvolte nell'attività di valorizzazione possono attuare la gestione diretta anche in forma consortile pubblica - Indiretta: effettuata attraverso la concessione a terzi, attraverso una pubblica gara, delle attività di valorizzazione. Si ricorre a questa formula quando i soggetti pubblici ritengono che in tal modo si possa garantire un miglior livello di valorizzazione. La concessione è attuata attraverso un contratto di servizio
Beni culturali, interessi senza regole. Bocciata l'ipotesi Scabec, nel mirino quella di Catania Risorse
La Camera dei deputati ha sollevato preoccupazioni sulla valorizzazione del patrimonio culturale in Italia, in particolare riguardo ai progetti di Regioni e Comuni. La mancanza di indicazioni uniformi da parte del ministero dei Beni culturali ha portato a iniziative autonome, come quella della Scabec Spa, una società per azioni di cui la Regione Campania detiene il 51%. La Scabec si proponeva di prendere in carico alcuni siti statali e di affidarne la gestione a privati, ma la commissione Cultura della Camera ha bloccato l'operazione affermando che non ha rispettato il Codice dei beni culturali.
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