SONO bastati pochi anni per accorgersi che il Codice dei Beni culturali e del Paesaggio (per la tutela) non va bene, a dispetto dei tanti dettagli sanciti in 184 articoli. «Sono molto limitati i poteri d'intervento, e dunque il nostro Codice va rivisto», spiega il ministro Francesco Rutelli, che ieri mattina ha convocato una conferenza per annunciare il cambiamento. Si punta, soprattutto, a "governare" il paesaggio in collaborazione con le istituzioni locali. Ma resta fermo che la tutela spetta allo Stato. Il ministro lo chiama "allarme paesaggio". «Che non vuol dire allarmismo - precisa - perché nessuno vuole imbalsamare il territorio». Questo è costituito, per l'80 per cento, di centri che contano meno di cinquemila abitanti. Ammonta a un totale di 141.358 chilometri quadrati (in testa il Piemonte con 13.424, seguito dalla Toscana, 13.352), la superficie nazionale soggetta a vincoli. Sono dati censiti dalle soprintendenze e riportati nel Sistema informativo territoriale ambientale e paesaggistico (Sitap), che è una banca-dati per la tutela. Il nuovo Codice dei Beni culturali si avvarrà anche di questi strumenti, oltre che raccordarsi con la Convenzione europea del paesaggio, firmata da ventisette Paesi. Vi si afferma che «il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita, nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana». Di "territori degradati", si sa, il Bel Paese se ne intende. Come cambierà, dunque, il Codice? «Contrariamente al passato, il problema si è spostato dalle città alle coste e ai centri rurali, che vanno ripopolandosi - dice Rutelli - dove il valore immobiliare registra una crescita esponenziale, e dove l'incuria del paesaggio è più elevata. Si tratta di scongiurare una pianificazione a danno della qualità». La revisione del Codice si annuncia per la fine di aprile, con applicazioni iniziali in Friuli, Toscana, Campania e Sardegna. Si dovrà regolamentare, ad esempio, il ripristino del paesaggio deturpato dalle cave. Mentre nel Lazio, dalle parti di Mentana alle porte di Roma, dove combatterono i garibaldini, si profila il rischio di una "variante" che, a Vigna Santucci, cancellerebbe tale testimonianza storica. «Attraverso il nuovo Codice - conclude il ministro Rutelli - intendiamo lanciare un messaggio culturale oltre che politico, sensibilizzando l'opinione pubblica. Senza, tuttavia, "bloccare" il paese».