Leonardo è volato a Tokyo. Con l'Annunciazione degli Uffizi, pezzo forte di una mostra che inaugura la «Primavera italiana 2007». Il quadro, dipinto dall'artista a vent'anni e dotato di una prodigiosa freschezza, ha viaggiato in un contenitore a più strati, con sensori che segnalano ogni variazione di temperatura e umidità: un capolavoro tecnologico che rappresenta di per sé un indiretto omaggio al multiforme genio di Vinci. Sono informazioni che, proprio per l'eccesso di sicurezza che vogliono trasmettere, finiscono per essere inquietanti. Come il controllo effettuato da un esperto, prima di imbarcare il dipinto, perfino sulle abrasioni e i fori dei tarli sulla cornice. Come il sospiro di sollievo emesso da chi, a Tokyo, ha liberato il dipinto dall'involucro. Cristina Acidini, la soprintendente ai musei fiorentini, aveva dichiarato peraltro alla partenza che tutto era stato fatto per il meglio, e non restava che affidarsi alle «mani della Provvidenza o del Fato». Ma se un bene è così prezioso, perché metterlo al rischio pur minimo dell'imprevedibile? D'altronde, sono le motivazioni stesse del trasloco, di questo come di altri capolavori, che suscitano perplessità. Oggi la gente viaggia molto - figuriamoci i giapponesi - e gli appassionati fanno la coda ai nostri musei. Estrapolarne un quadro non aiuta granché, sa quasi di feticismo. Se proprio si vuole utilizzare Leonardo per un evento fieristico (come carta da visita per il made in Italy), esistono sofisticati supporti tecnologici, riproduttivi, capaci di soddisfare una epidermica curiosità. Abbiamo sentito le giustificazioni del ministro Rutelli e di altre varie personalità: «Queste opere sono messaggere del genio italiano nel mondo». Capisco il bisogno di attaccarsi al culto degli illustri antenati, che meriterebbero però maggiori cure nella vita ordinaria e un uso meno strumentale. Ambasciatrici dell'arte italiana sono già le innumerevoli tele ospitate nei musei di tutto il mondo. Lo sono anche, per estensione, i reperti archeologici che vengono lasciati alla mercé dei tombaroli e dei trafficanti, con la connivenza di famose istituzioni straniere. Il «genio italiano» sa promuoversi, ahimé, anche con queste vie traverse.