-------------------------------------------------------------------------------- Altrettanto ingenerose sono le critiche che da taluni settori dellopinione pubblica vengono rivolte al piano di indirizzo territoriale (pit) della Regione, che sta muovendo i primi passi verso ladozione dopo la proposta formulata dalla Giunta il 15 gennaio scorso. La più sorprendente di tutte è quella che liquida la disciplina del paesaggio in esso contenuta come un insieme di buoni propositi, non sorretta da precetti vincolanti e quasi disarmata dinanzi allaggressività dei proprietari fondiari e degli imprenditori. La verità è ben altra. I piani paesaggistici previsti dal decreto legislativo 422004 devono considerare la totalità del territorio regionale e richiedono un retroterra di analisi e una disciplina di tale portata da far tremare i polsi (ragione per la quale alcuni commentatori hanno pronosticato per essi la stessa fine ingloriosa che hanno fatto i piani paesistici previsti dallarticolo 5 della legge 1497 del '39). La legge regionale opta, fra le due tipologie previste dal codice dei beni culturali e del paesaggio, per il piano urbanistico territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici, onde evitare che tali valori siano decontestualizzati dalla complessiva definizione dellassetto del territorio. Per rispettare e anzi possibilmente anticipare il termine del primo maggio 2008 imposto dallo Stato, la Regione ha stipulato col Ministero per i beni e le attività culturali un protocollo dintesa per lelaborazione congiunta del piano. Per lintanto la proposta di pit recepisce le discipline del paesaggio contenute nei piani territoriali di coordinamento delle province (ptc), che pur presentando differenti impostazioni assicurano un livello mediamente soddisfacente di tutela, e prevede che, già a far data dallimminente adozione del piano (e cioè prima ancora che si concluda con la definitiva approvazione il suo procedimento di formazione), nelle zone vincolate - che coprono oltre la metà del territorio regionale - saranno vietati tutti gli interventi in contrasto con tali discipline, anche se non ancora recepite nella strumentazione urbanistica comunale (come invece è altrimenti richiesto perché diventino operative). Il pit è improntato a concezioni nuove, anche nel linguaggio e negli elaborati che lo compongono. E uno strumento in itinere e ancora perfettibile, tanto che è già annunciato che prima delladozione da parte del Consiglio la disciplina del paesaggio sarà ulteriormente integrata e dettagliata. Ciò che si richiede agli addetti ai lavori, al mondo professionale e accademico, alle formazioni sociali e alle organizzazioni esponenziali degli interessi diffusi è un contributo di approfondimento e di riflessione. Non servono, invece, critiche preconcette che prescindono dai suoi contenuti.