«Oggi sono particolarmente allegro», esordisce larchitetto Massimiliano Fuksas, noto per il suo carattere ombroso. «Ma non chiamatela Nuvola di Fuksas», precisa, «il suo vero nome è "Nuovo centro congressi di Roma", unopera che senza limpegno del sindaco Veltroni non si sarebbe mai fatta». Qual è il motivo di tanta contentezza? «Intanto perché sono romano e di una struttura così, nella capitale, ce nera urgente bisogno. Poi perché, dopo aver visto realizzare 140 progetti in giro per il mondo, questa è la prima opera che costruisco nella mia città. Per un romano costruire a Roma è qualcosa dindescrivibile: unemozione enorme». Il concorso di architettura è del 98: in nove anni è successo di tutto, si è corso persino il rischio che loperazione abortisse. Lei come ha vissuto questo lungo periodo di gestazione? «Ricordo la prima mostra fatta a Roma, al Maxxi, dove erano esposti alcuni modelli di studio della Nuvola. Il sindaco Veltroni venne e se ne innamorò. Da lì in poi è stato un continuo. Quante riunioni alle otto di mattina, quante angosce e incontri interminabili. Ma noi siamo stati caparbi. E abbiamo avuto ragione». Roma sta cambiando, Veltroni dice che in nessun altra città al mondo si produce così tanta architettura contemporanea. Concorda con questa visione? «Certo e sa da cosa me ne accorgo? Dai miei clienti. Prima mi davano appuntamento a New York, a Parigi o a Londra. Ora vogliono venire a Roma, passeggiare per la città, godersela. Segno che è diventata più attraente, venirci è cool».