Dal miliardo di lire per il restauro delle facciate interne e dei serramenti nel chiostro della basilica di Superga, ai 400 milioni, sempre di lire, per il restauro del seminario vescovile di Trivento, in provincia di Campobasso. Giuliano Urbani, ministro dei beni culturali, ha proseguito sulla strada dei suoi predecessori dell'Ulivo, Walter Veltroni e Giovanna Melandri, di finanziare il recupero di chiese e altri edifici storici di culto, con la maggior parte dei fondi devoluti allo stato con l'otto per mille da quei contribuenti che non li hanno voluti destinare alle principali confessioni religiose. Al restauro di chiese, basiliche e monasteri sono andati infatti la fetta più grande dei 46 miliardi e 263 milioni di lire di competenza dei beni culturali, all'interno del più vasto fondo statale di 64 miliardi e 300 milioni di lire, costituito a fine 2001 sulla base delle dichiarazioni dei redditi ricevute in quell'anno. Il dato emerge dalla relazione inviata ora al parlamento dalla presidenza del consiglio, che fa il punto anche sull'avanzamento dei progetti finanziati dallo stesso fondo negli anni precedenti, quando a stabilire la ripartizione dei soldi erano i ministri del centro sinistra. E dalla lettura comparata delle voci c'è una differenza che salta agli occhi: tra le riparazioni dei chiostri e il ripristino degli antichi fonti battesimali, nei precedenti esercizi aveva trovato posto anche il sostegno ad iniziative culturali più laiche, come i 500 milioni di lire andati tra il 1998 e il 1999 all'Istituto Granisci per l'edizione nazionale delle opere del pensatore e politico sardo, fondatore del Pci (lavori ultimati), o i 400 milioni stanziati allo stesso istituto nel 2000 per il riordino dell'archivio del partito comunista italiano dal 1921 al 1991 (anche in questo caso i lavori, come risulta dalla relazione sono stati ultimati). Sempre nel 1999 e nel 2000 il ministero dei beni culturali, retto all'epoca dalla Melandri, aveva concesso due tranche di finanziamento da 450 e 400 milioni all'archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico per il restauro del patrimonio filmico e sonoro in suo possesso. Con Urbani, però, è cambiata la musica, niente più fondi statali dell'8 per mille alle istituzioni culturali di origine politica, semmai si possono spendere 450 milioni per spolverare i volumi della biblioteca Ezio Franceschini di Firenze, specializzata nello studio del medioevo latino.