A Milano finì allippodromo dopo che vennero scartati Museo della Scienza e stazione Centrale. Adesso il trasloco deciso dal Comune Il colosso, 15 tonnellate di bronzo, venne diviso in sezioni e fu meta di un pellegrinaggio di 50mila statunitensi, poi nel 99 arrivò da noi Una pacifica e perfino bella notizia si annuncia allinsegna di Leonardo da Vinci: il gigantesco Cavallo oggi esiliato nel retro dellIppodromo, dovrebbe essere smontato e rimontato dalle parti del Castello Sforzesco. Nel paese di Bill Gates fu deciso più di un ventennio fa di dare allItalia un regalo leggero come la riconoscenza, pesante come le 15 tonnellate di bronzo e oltre 3 milioni di dollari. Provengono da entusiastiche persone e famiglie innamorate della bella Italia, del mito di Leonardo e della sua «Last supper» (Ultima Cena) e di un Francesco Sforza di cui ben pochi sanno oltre al nome. Uno di loro, venuto a conoscere lidea, ha offerto novecentomila dollari tutti dun colpo accanto a migliaia di altre offerte grandi e piccole comprese scuole elementari e medie, per rispondere allidea di un pilota di grandi aerei e prestigio. Si chiamava Charles C. Dent e il sul lavoro è proseguito anche dopo la sua morte fino a compimento, grazie anche allappoggio del nostro grande leonardista Carlo Pedretti e alla scultrice Nina Akamu. Carlo Pedretti fu segnalato come massimo esperto sul tema ai promotori dellimpresa per giudicare quale fosse la località più adeguata alla imponenza materiale e morale del progetto, che infelicemente fu decisa dove ora sta, alle spalle dellIppodromo, nel '99. Ne parlai più volte con uno scrupoloso continuatore dellidea in visita alla nostra città. La prima richiesta degli americani fu la piazza di fronte allingresso del Museo della Scienza; risultò inattuabile per ragione di spazio e di traffico. Poi venne scartato un altro progetto, ma fu un errore fatale, perché avrebbe invece risolto anche in bene la situazione della piazza davanti alla stazione Centrale col Cavallo puntato verso il centro città. La mia proposta (scartata anche questa) era nellarea dellaeroporto internazionale Malpensa, per riprendere ciò che era successo alla Statua della Libertà che era stato dono dei Francesi alla città di New York e che per lappunto aveva ispirato lidea a Charles Dent. La scelta attuale diciamo che fosse ovvia, ma ovvio anche lo scarso successo di frequentatori. Comunque, il colosso alla vigilia della partenza fu presentato al pubblico americano nelle sue sette sezioni a loro volta composte di sessanta pezzi annunziato in prima pagina dal New York Times il 26 giugno del 1998 e provocò dieci chilometri di automobili in coda con un pellegrinaggio diurno e notturno calcolato in 50 mila persone. Molti i bambini di età scolare. Il sogno di Leonardo di ottenere una fusione intera era impossibile per quei tempi, e altrettanto per volare dal Michigan a Milano, dove fu ricomposta. Del resto, quel colosso, paragonabile per dimensioni al cavallo di Vittorio Emanuele sullAltare della Patria, non si attuò anche perché il suo necessario in metallo venne ceduto da Ludovico al duca di Ferrara come pagamento di un debito prima di poter tentare la fusione di modelli, comunque anche loro andati distrutti per causa di guerre. La scelta attuale, ammesso che si realizzi, è certamente più vicina al sogno del suo ideatore che nel giro di due mesi dal completamento delle forme del modello, comunque decise di abbandonare Milano portando con sé i cariaggi per le proprie carte e cose, e via col fedele amico Luca Pacioli.