Fabrizio Benente è archeologo medievista e docente all'Università di Genova Come archeologo che opera da vent'anni nel complesso mondo ligure della ricerca guardo oggi con interesse e preoccupazione al dibattito sulla tutela del patrimonio archeologico urbano di Chiavari. Emerge - a mio avviso - una visione avvilente della disciplina, associata solo alle pratiche vincolistiche, agli interventi d'emergenza e non alla sua funzione positiva e propositiva. Un'archeologia che rischia di essere intesa come impopolare argine alla progettazione. Le recenti normative emanate dallo Stato in materia di valutazione preventiva del rischio archeologico hanno fornito un solido schema operativo e utilissimi strumenti di lavoro. E' ormai prassi corrente che Soprintendenze per i Beni archeologici, in stretto rapporto con progettisti e amministratori, coordinino interventi di scavo preventivi finalizzati alla realizzazione di opere pubbliche e private. Si può anzi dire che tali interventi rappresentano la stragrande maggioranza degli scavi archeologici condotti oggi in Italia. Ma forse a Chiavari questo non è stato ancora del tutto recepito. Bisognerebbe partire dal principio che la città antica nascosta al di sotto della "città che vive"costituisce parte attiva del patrimonio culturale e sociale, che non dovrebbe essere incautamente eroso, ma potrebbe essere valutato preventivamente e valorizzato sulla base di scelte condivise e partecipate. Provo ad avanzare qualche proposta su un piano di concretezza. La realizzazione - oggi - di una carta di rischio archeologico urbano per Chiavari, basata sui dati delle ricerche già acquisite può essere - domani - uno strumento urbanistico messo a disposizione di chi deve progettare gli interventi pubblici e privati. I costi di realizzazione sarebbero ampiamente ammortizzati in breve tempo. L'inserimento stabile di un archeologo professionista nelle commissioni edilizie comunali potrebbe garantire e limitare il peso economico e i "costi" dell'archeologia inaspettata e "indesiderata". Il museo archeologico di Chiavari dovrebbe essere meglio valorizzato dagli amministratori comunali, in modo da offrire alla comunità un utile luogo di elaborazione del sapere e di costante valutazione del rischio archeologico sulle opere pubbliche. Si può, infine, progettare agevolmente un ritorno delle informazioni acquisite con gli scavi sotto forma di un percorsoitinerario costituito da pannelli divulgativi dedicati ai resti della "città nascosta" sotto alla "città che vive", che costituirebbe un valore aggiunto alla fruizione turistica. Tutte utopie ? Forse, ma meglio questo che gli "scavi incauti", la voluta non conoscenza delle cose e l'archeologia indesiderata degli imprevisti. Il rischio archeologico, se lo conosci preventivamente... lo puoi evitare.
Il rischio archeologico: se lo conosci, lo eviti
L'archeologo medievista Fabrizio Benente esprime preoccupazione per la tutela del patrimonio archeologico urbano di Chiavari. Secondo lui, l'archeologia è vista come un argine all'urbanizzazione e non come strumento propositivo. Benente propone di realizzare una carta di rischio archeologico urbano per Chiavari, di inserire un archeologo professionista nelle commissioni edilizie comunali e di valorizzare il museo archeologico. Inoltre, propone di creare un percorso itinerario divulgativo per i resti della "città nascosta" sotto la "città che vive".
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