L'arte contemporanea sta vivendo momenti d'oro. E le banche non stanno certo a guardare. Segnala Guido Guerzoni, professore di Economia dei beni culturali alla Bocconi: «Gli acquisti del corporate banca rio-finanzia rio pesano per un 25 per cento nelle grandi fiere». La scommessa sta nel presente. Lo sa bene Deutsche Bank, che insieme alla Chase Manhattan è stata la prima banca a collezionare arte contemporanea: lo fa dal 1979. Forte di un patrimonio di oltre 50 mila opere dei maggiori autori internazionali dal modernismo ai giorni nostri e di un investimento annuo nel settore artistico di quasi 10 milioni di euro, Deutsche Bank inaugura, il 21 marzo a Milano, il suo quinto polo espositivo permanente dopo Francoforte, Londra, New York, Tokyo, e naturalmente Berlino dove è in partnership con il Guggenheim. Nella sede progettata da Gino Valle alla Bicocca, la DB Art Collection Italy allinea quasi 250 opere di artisti italiani e stranieri, 60 delle quali nuove acquisizioni e cinque commissionate ad hoc a Lara Favaretto, Alberto Garutti, Roberta Silva, Patrick Futtofuoco e Luca Vitone. Obiettivo? Portare anche in Italia il progetto Art at Work: l'arte che vive nei luoghi di lavoro. « La tendenza prevalente è di occuparsi di contemporaneo», sottolinea Guerzoni, «e non più,come un tempo, per arredare gli uffici, ma con precisi fini di comunicazione e collezionistici, peraltro funzionali ai servizi di "art advisory" forniti in parallelo dalle banche-. Ne sono convinti a Unicredit che vede nell'art banking un importante strumento di fidelizzazione, e che sta sviluppando una strategia d'intervento nei terri-tori della contemporaneità tale da coniugare collezionismo, collaborazione con le istituzioni, sostegno al sistema dell'arte. Dopo l'aggregazione del gruppo tedesco Hvb, Unicredit si è ritrovato, oltre a un patrimonio storico di 16 mila lavori, le 35 mila opere della collezione tedesca. Il tutto integrato dall'acquisizione in due anni di 500 opere di 90 giovani artisti italiani. Non solo, ma se DB legherà il proprio nome al Padiglione Germania nella prossima Biennale veneziana, Unicredit sostiene il Padiglione Italia, finanziando nel contempo la produzione di "Democrazy", la video installazione di Francesco Vezzoli. I tesori di Unicredit sono in parte visibili a Bologna, a palazzo Magnani, mentre la collezione tedesca è esposta a rotazione nella sede di Monaco. E invece imminente l'inaugurazione della seconda galleria, dopo quella di Palazzo Leoni Montanari a Vicenza, di Intesa San Paolo che in maggio aprirà palazzo Zevallos Stigliano a Napoli. Ma il nuovo colosso creditizio persegue altre politiche e non sta in prima linea sulla frontiera della contemporaneità. Come invece fa Ubs. Dove si decidono i destini dell'arte contemporanea, lì è presente l'Unione delle banche svizzere, main sponsor di Art Basel e Art Basel Miami Beach, nonché artefice di un'Art Collection che conta 900 pezzi tra dipinti, fotografie e disegni da Lichtenstein a Candida Hòfer, esposta nella Ubs Art Gallery di Manhattan, ma anche alla Tate Modern di Londra o al Moma di New York. Ed è un'altra banca elvetica, la Bsi, ad avere iniziato nel 2000 a collezionare arte contemporanea. Un settore che interessa anche la Banca Aletti, la private bank del Gruppo Banco Popolare di Verona e Novara che ha da qualche tempo varato l'Alerti Piano Arte, una nuova formula di investimento in opere d'arte.