MILANO - "Quintavalle ha ragioni da vendere, sa qual è il rischio? Che il resto d'Italia faccia la fine della Sicilia". Beh, non è niente male, la Sicilia... "E come no, tremila anni di civiltà e bellezza. Solo che negli ultimi cinquanta l'hanno devastata come fenici, bizantini, arabi, normanni e quant'altro non s'erano mai sognati, ecco il bel risultato dell'autonomia. Basta fare una visita ad Agrigento, alle centinaia di edifici abusivi nella Valle dei Templi, e si capisce com'è stata applicata, in una regione a statuto speciale, la tutela federalista dell'arte e del paesaggio...". Antonio Paolucci, 63 anni, si è laureato con Roberto Longhi ed è stato tra le altre cose ministro dei Beni Culturali e soprintendente a Venezia, Verona, Mantova, dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Oggi è soprintendente generale ai beni artistici della Toscana. In materia, insomma, ha una certa esperienza. Così legge sul Corriere l'allarme di Arturo Carlo Quintavalle, considera i pericoli di un trasferimento alle Regioni dei beni culturali e riassume la faccenda in un assioma: "La tutela è tanto più efficace quanto più il potere politico è lontano da ciò che si deve proteggere". Detto altrimenti, professore? "La sola idea di avere come padrone il governatore della Toscana Claudio Martini, che pure è un galantuomo, mi dà i brividi". E perché? "Perché se lo stipendio, invece del ministro Urbani, me lo pagasse il presidente della Toscana, Lombardia o Marche, beh, diciamo che avrei forti difficoltà a esprimere la mia opinione o intervenire. Tutti i soprintendenti d'Italia, al di là delle loro idee politiche, sono molto preoccupati. Vivremmo con il fiato del governatore sul collo...". In che senso? "Io non penso che alle Regioni importi nulla dei musei, a parte eccezioni come gli Uffizi i musei costano molto più di quanto rendano. Interessa il territorio, che è molto prezioso e limitato. E gli amministratori locali, a destra e sinistra, non vogliono più il soprintendente che rompe le scatole se devono fare uno svincolo o una bella lottizzazione. Li capisco, è un loro diritto, ma ci deve pur essere qualcuno che pone dei limiti a nome di tutti gli italiani". Uno può dire: la libertà, un soprintendente, la trova da sé... "E certo. Anche il governatore, però, sarebbe libero di levarti di torno e mettere un altro. Democraticamente, chiaro". E il ministro no? "Guardi, da ministro non mi sono mai sognato di dire a qualche soprintendente che non doveva dare fastidio a quel sindaco o presidente. E i ministri di ogni colore hanno fatto lo stesso con me". Perché si vedono scempi ovunque, allora? "Eh, lo so, fosse solo la Sicilia. La campagna veneta non esiste più, per ammirarla bisogna vedere le opere di Cima da Conegliano o Giovanni Bellini. Ora c'è una teoria di capannoni, depositi, villette in stile messicano... Del paesaggio nel Nord hanno fatto carne di porco. Ma senza le Soprintendenze sarebbe stato peggio, hanno ingaggiato una battaglia di contenimento. E culturale". In che senso? "L'articolo 9 della Costituzione dice che è la Repubblica a tutelare il patrimonio artistico e il paesaggio della nazione. Ci siamo formati su una visione unitaria: da toscano ho il diritto di vedere tutelate le chiese rupestri della Puglia come i pugliesi le chiese romaniche del Chianti. Altrimenti si consolida una sorta di egoismo del patrimonio, Firenze è bellissima e chi se ne frega della Puglia...". E la riforma federalista? "Temo ci possano essere concessioni limitate sulle cose serie, tipo sanità e fisco, e in compenso si dia il territorio in pasto agli enti locali". Intanto Firenze rivendica la gestione del David... "Tutta la Toscana ha un ruolo da ariete, se è per questo la Regione medita una legge che prevede una tutela speciale del suo patrimonio. È vero che la Toscana ha una sua specificità, ma lo stesso principio cadrebbe a pioggia: uno studente di Lettere del primo anno può dimostrare lo stesso di ogni altra regione italiana". Altro problema: la vendita delle opere d'arte... "Già, siamo stretti da questa morsa: da una parte la tutela federalista, dall'altra il governo e il rischio della "Tremonti Spa". E in mezzo c'è il guscio di noce dell'Italia storica che rischia di essere frantumato". Che succederà? "Noi soprintendenti ci opporremo, sarà la nostra battaglia di Stalingrado. Se poi mi trovassi ad essere stipendiato dal governatore me ne andrei subito in pensione. E credo proprio che molti altri colleghi farebbero lo stesso".
Arte agli enti locali, pronti alle dimissioni
Antonio Paolucci, soprintendente generale ai beni artistici della Toscana, ha espresso preoccupazioni sulla riforma federalista che prevede la trasferenza delle competenze di tutela dei beni culturali alle Regioni. Secondo Paolucci, la tutela è efficace solo se il potere politico è lontano da ciò che si deve proteggere. Ha anche espresso preoccupazioni sulla gestione dei musei e sulla vendita delle opere d'arte, che potrebbe essere influenzata dalla "Tremonti Spa". Paolucci sostiene che la tutela federalista potrebbe portare a un egoismo del patrimonio e che la Toscana potrebbe perdere il controllo sulla gestione del suo patrimonio artistico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo