Il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali Salvatore Settis chiede che la riforma di via del Collegio romano preveda maggiori poteri alle soprintendenze, ma Francesco Rutelli si prepara a varare una ri-organizzazione del ministero che andrà nella direzione opposta. Se il direttore della Normale di Pisa sostiene infatti che la questione centrale è il decentramento del quadro di comando dei Beni culturali le bozze di riforma che circolano al ministero non riattribuiscono ai soprintendenti alcun potere particolare. Anzi le Direzioni Regionali continueranno ad avere un peso preponderante nella politica dei Beni culturali pur essendo di fatto un doppione delle dieci Direzioni Generali centrali che a loro volta continueranno ad essere le stesse. Senza subire nessun taglio «Troppe e inutili», come tecnici e sindacati continuano a dire da mesi. Tanto che c'è chi a via del Collegio romano ricorda che Walter Veltroni pur potendo fare 10 direzioni generali si limitò a farne 8. E non costituì le direzioni regionali ma solo Soprintendenze regionali di coordinamento, proprio per lasciare inalterata l'autonomia tecnico scientifica delle soprintendenze di settore. Oggi nelle diverse bozze che circolano al ministero questa razionalizzazione del ministero non c'è. Anzi già si immagina che una volta trovata la sintesi tra le diverse tesi di riforma il risultato potrà solo essere una riorganizzazione inutile, ingestibiie, che continuerà a produrre contenziosi tra i diversi livelli scientifici dell'amministrazione centrale e periferica. Il presidente Settis, che conosce i progetti per il nuovo ministero, sa ad esempio che l'istituzione di nuovi uffici di livello dirigenziale generale comporteranno la soppressione di uffici e soprintendenze locali. Sa che alle soprintendenze speciali e ai poli museali di Roma, Pompei, Napoli, Venezia e Firenze non verranno date le competenze territoriali, anzi: queste realtà verranno addirittura assoggettate alle Direzioni Regionali. Il professore prenderà posizione il prossimo 29 marzo, quando si riunirà il Consiglio superiore dei Beni culturali, su questi punti? Settis oltre ai problema del potere delle soprintendenze ha però anche posto quello dell'autonomia e della competenza del personale. Sostenendo che va scelto quello migliore con rigorosi criteri tecnico scientifici. Giusto. C'è però chi fa rilevare che quando i ministro Rutelli ha nominato come direttori regionali persone che non avevano superato un sol o concorso da dirigente storico dell'arte Settis, almeno pubblicamente, non ha sollevato obiezioni.
Beni culturali: Settis chiede meno accentramento, ma Rutelli fa il contrario. Ecco la riforma che toglie potere alle soprintendenze
Il presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, Salvatore Settis, ha espresso preoccupazioni sulla riforma dei Beni culturali in via del Collegio romano, che prevede maggiori poteri alle Direzioni Regionali. Settis sostiene che le soprintendenze dovrebbero avere più poteri, ma Francesco Rutelli si prepara a varare una ri-organizzazione del ministero che andrà nella direzione opposta. Le bozze di riforma che circolano al ministero non riattribuiscono ai soprintendenti alcun potere particolare, e le Direzioni Regionali continueranno ad avere un peso preponderante nella politica dei Beni culturali.
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