II convegno organizzato ieri dal ministro Francesco Ru-telli ha messo in luce per la prima volta con chiarezza o oggettività il nesso fra innovazione tecnologica, crescita economica e patrimonio culturale. La forte presenza sia istituzionale che imprenditoriale ha testimoniatose ancora ce ne fosse bisognol'enorme rilevanza che questo tema ha e dovrà avere per lo sviluppo del Paese. La cultura torna al centro, ma lo fa anche con il linguaggio della tecnica e dell'economia. La gestione e tutela del Patrimonio culturale sta sviluppando un fiorente mercato caratterizzato da forti contenuti tecnologici: non solo restauro e portali web, ma anche strumentazione diagnostica, nuovi materiali e tecnologie per le costruzioni che consentono la creazione di edifici avveniristici i futuri Beni culturali fino alla nautica da diporto, che sta facendo evolvere i pro-pri cantieri in hub turistici. Questo know-how è spesso disperso e frammentato e richiede processi di coordina-mento e aggregazione: la lettura di un nuovo aggregato economico che pone l'accento non sui servizi aggiuntivi museali e sui flussi turistici ma sul sistema di imprese che rende possibile la conservazione, la tutela e la valorizzazione di questo patrimonio è quindi priorità assoluta. Un aspetto non trascurabile di questo settore è la sua esportabilità. La nostra credibilità all'estero su questi temi è altissima ma non ha avuto la possibilità di svilupparsi come invece ha fatto il made in Italy e questo è certamente un potenziale da cogliere. Solo una visione sistemica ci consentirà di sfruttare questa grande opportunità. In questo contesto non solo il Governo ma anche il sistema bancario deve giocare un ruolo essenziale nell'orientare la crescita. Il mecenatismo è certamente un tassello importante, ma non è più sufficiente. Le banche devono investire non solo nelle iniziative di restauro e nell'organizzazione di grandi mostre masoprattuttonelle aziende che rendono possibile tali iniziative. Questo convegno è l'inizio di un percorso e l'inizio non può che essere l'identificazione di un nuovo aggregato economico sui cui convergano interessi, priorità, competenze e risorse finanziarie. Diceva Voltaire che «il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell'avere nuovi occhi». L'Istituto Guglielmo Tagliacarne di UnionCamere sta perimetrando questo settore e dandogli un valore economico che dalle prime stime disponibili sembra molto significativo già oggi. Ma il convegno è solo la struttura emergente. Da tempo sono attivi gruppi di lavoro, con le istituzioni, il mondo della ricerca e le imprese, per dare articolazione e linfa a questo nuovo aggregato: nuovi strumenti normativi, finalizzazione del sostegno e soprattutto un Piano Nazionale della Ricerca specifico per il settore dei Beni Culturali.