Statue, vasi e arredi del Piazzone fanno discutere da giorni. Ecco un intervento del professor Mario Lupi, docente di educazione artistica e curatore del Centro Studi «Andrea da Pontedera». «Questa piazza è una favela? Dirò subito a scanso di equivoci che questa "installazione" non mi dispiace per diversi motivi non ultimo quello di aver suscitato un po' di perplessità tra i cittadini. Ormai siamo abituati a vedere sempre più spesso nell'arredo urbano delle città interventi che fanno discutere, dal Gaudì a Barcellona, a Christo con i suoi monumenti impacchettati come le Mura Aureliane di Roma. Non è una novità perché artisti di ogni epoca ci hanno mostrato le "macchine" per i giochi dei potenti e prospettive e scenografie fantasiose. L'arte e la scienza sono libere e libero è il loro insegnamento: lo stabilisce la nostra Costituzione e quando un artista si espone con un suo intervento si sottopone alla critica; la critica è un atto serio per cui chi la esercita deve possedere gli strumenti e la professionalità. Proviamo a impostare un discorso. In un'epoca di commistioni e di esaltazione del disordine in cui tutto viene ritenuto "artistico" e "creativo" quando è semplicemente originale o è semplice citazione del "deja vù", c'è la necessità di ricostruire categorie orientative per una funzione educativa perché una produzione d'immagini illogiche rispetto allo scorrere della storia disorienta. Una produzione artistica non fondata su ricerche originali ma sulla ripetizione di modelli-archetipi, citazioni e ripescaggio è un'operazione astorica. Bisogna far chiarezza sul concetto stesso di arte e di cultura: non si tratta di ridefinirle ma di ristabilirne il significato. La lettura di un'opera d'arte ci insegna quali sono i percorsi per riconoscerla tale: il riconoscimento della figurazione, la tecnologia, la funzione estetica e i rapporti culturali sono con la storia i presupposti per una lettura. Dobbiamo stabilire che la fase creativa non può fare a meno di un'informazione culturale che conosca i percorsi e i linguaggi della Storia dell'Arte. E allora qual è il perché di un'operazione "retrò", una riproposizione decadente, dannunziana, in un contesto ambientale totalmente avulso per epoca e per stile? Vuol essere una provocazione? E' un'operazione che soggiace alle leggi di mercato? E se è cosi è un'operazione di sudditanza per una mercificazione dell'arte e della cultura? E' questa un'operazione populista che inevitabilmente porta ad un abbassamento dei livelli culturali? Come è possibile l'incentivazione da parte degli Enti che sostengono questa operazione di un'"educazione permanente" se la "performance" è palesemente ascrivibile ad altra epoca? La funzione diseducativa, per i cittadini, di certe operazioni gabellate per arte di avanguardia finalizzate "a stimolare il pensiero dei passanti verso i percorsi classici dell'arte"(?) si commenta da sola. Lo spontaneismo culturale che permea certe manifestazioni e il pressappochismo sono un fatto diffuso. Se un lato positivo si può riscontrare in queste operazioni è quello di suscitare curiosità, discussione, e anche proteste tra i cittadini».
Un'operazione decadente completamente avulsa per l'epoca e per lo stile
Il professor Mario Lupi, docente di educazione artistica e curatore del Centro Studi Andrea da Pontedera, ha espresso le sue opinioni sull'installazione nella Piazzone. Egli sostiene che l'opera non è una novità, poiché artisti di ogni epoca hanno mostrato opere simili. Tuttavia, egli afferma che ciò che è importante è la funzione educativa dell'arte e che una produzione d'immagini illogiche rispetto allo scorrere della storia disorienta. Egli sostiene che bisogna far chiarezza sul concetto di arte e cultura e che la fase creativa non può fare a meno di un'informazione culturale.
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Bene culturale
Luogo