Tante belle parole, tante analisi dotte e riflessioni accattivanti, ma poca o nessuna efficacia nella tutela del territorio. Il Pit, il piano d'indirizzo territoriale varato dalla Regione nell'autunno scorso, sembra una ricca cornice senza quadro, nelle parole dell'urbanista Edoardo Salzano, napoletano trapiantato a Venezia, docente universitario e consulente di molte amministrazioni (tra cui i Comuni di Grosseto e Sesto Fiorentino), dopo essere stato, in più occasioni, amministratore egli stesso. Il Pit insomma diffìcilmente potrà impedire "nuove Monticchiello", tanto per citare la vicenda-simbolo. Dopo le denunce di Asor Rosa e dei tanti comitati sorti qua e là per la Toscana, e le secche repliche del governatore Martini («il Pit non sarà certo scardinato dai convegni»), la polemica sulla tutela del territorio si allarga e si scalda. Arricchendosi anche del "caso Fiesole" (il progetto di risistemazione della piazza principale viene bollato come "un danno immenso al patrimonio ambientale e culturale"). Dunque professor Salzano, la Toscana non è più felix ma in bilico, come dice Asor Rosa? «Se andiamo in Lazio e in Campania va decisamente peggio. Più che di ecomostri in Toscana si dovrebbe parlare di scempi, di brutture: non c'è niente di paragonabile a Fuenti o a Punta Perotti. Ma "schifezze" come Monticchiello, per dirla con l'assessore Conti, si notano di più perché qui storicamente c'è stato un buon governo del territorio, a partire dai Lorena». Sul banco dell'accusa ora c'è il Pit, il piano d'indirizzo. Intorno al nuovo strumento urbanistico si erano create delle aspettative e invece... Tutto come prima? «Nel controllo del territorio non è cambiato molto. Il difetto sostanziale del piano, che è poi il difetto di tutta l'impostazione della Regione Toscana, è quello di affidare troppo potere ai Comuni. Il Pit avrebbe dovuto avere valore di un piano paesaggistico e dunque avere efficacia immediata, definire, individuare, dare prescrizioni. Invece la Regione si è limitata a fornire linee-guida e consigli generici, delegando poi tutto alle Province e ai Comuni. Ma ci vorranno anni prima che le Province facciano i loro piani. E i Comuni, che sono sempre più a corto di soldi, hanno tutto l'interesse a rilasciare concessioni edilizie». E' quanto sostengono in molti: la Margherita toscana, per esempio, chiede di tornare al passato, attribuendo più poteri alla Regione nel controllo negli interventi urbanistici. «La tutela del paesaggio compete allo Stato e alla Regione e non può essere delegata. Lo ha ribadito anche la Corte Costituzionale, che nel maggio scorso ha bocciato due disposizioni della legge urbanistica toscana. Secondo Martini e l'assessore Conti, gli enti locali sono sullo stesso piano, anzi se un Comune decide in contrasto con la Regione ha "più ragione" il Comune. Ci si è arroccati nel tabù della indiscriminata autonomia dei Comuni». Il Pit poi non fa cenno alla montagna, quando per esempio all'Abetone si è costruito in modo selvaggio e ora siamo ai maxi-interventi come in Val di Luce. «L'ha notato il mio collega Giorgio Pizziolo: la montagna non è mai citata, mentre in Toscana è fondamentale e rappresenta una grande risorsa. Ma non si parla neppure della Tirrenica. Così si costruirà un'autostrada inutile». Gemma Vignocchi
II paesaggio non è del Comune. L'urbanista Edoardo Salzano: nel Piano regionale solo belle parole
Il Pit, il piano d'indirizzo territoriale varato dalla Regione Toscana, è stato criticato per la sua inefficacia nella tutela del territorio. L'urbanista Edoardo Salzano sostiene che il piano non ha un quadro chiaro e che la Regione ha affidato troppo potere ai Comuni, che non hanno gli strumenti per gestire gli interventi urbanistici. La tutela del paesaggio compete allo Stato e alla Regione e non può essere delegata. La critica si è allargata anche al "caso Fiesole", in cui il progetto di risistemazione della piazza principale è stato bollato come "un danno immenso al patrimonio ambientale e culturale".
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