A Bari per tre giornate gli stati generali degli enti che si occupano di tesori artistici e paesaggistici Lobiettivo della Regione: salvaguardare folklore e tradizioni così come i beni dellUnesco La vera scommessa è legata però alla privatizzazione delle gestioni I palcoscenici storici saranno inseriti nel sistema di biglietteria per via telematica -------------------------------------------------------------------------------- Bari diventa capitale dei beni culturali. La tre giorni avviata ieri dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e dal vicepremier e ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha la grande ambizione di rilanciare nel settore il ruolo del vecchio mecenatismo, organizzandolo in una vera e propria Borsa. Così ha voluto Federculture per "Le città della cultura", gli stati generali per gli assessori alla Cultura e al Turismo, che organizza con Anci, Conferenza delle Regioni, Upi, Legautonomie, Uncem, e Formez. Il rischio è di fare dellItalia un Paese con bellissimi musei e opere darte ma con città poco attraenti perchè poco vivibili. Un allarme che non sorprende più di tanto una Puglia che schiera agli stati generali tre assessori: quelli dei Beni culturali (Mimmo Lomelo), Attività culturali (Silvia Godelli) e Turismo (Massimo Ostillio). Il gioco di squadra promette bene. Tanto che dopo lavvio dei sette sistemi che spaziano dalle aree archeologiche ai musei, dalle biblioteche agli archivi, dai teatri storici ai beni religiosi ai castelli, si cercano nuove frontiere. Non si naviga a vista. Qualche idea ha già preso forma. Come una sorta di catalogo dei beni culturali immateriali - usi, tradizioni, folklore - che lUnesco considera alla stregua dei monumenti. Insomma, dopo i trulli di Alberobello e Castel del Monte cè una lunga lista di tradizioni che vanno preservati con una sorta di marchio di origine controllata. La Notte della taranta, per intenderci, capaci di catalizzare folle quasi oceaniche. Il pensiero corre subito anche al rito dei Misteri a Taranto. Lobiettivo è la musealizzazione degli usi, per passare (come è stato detto) «dai contenitori ai contenuti». I contenitori, croce passata delizia futura, grazie a quei Pis, i programmi integrati settoriali, che erano sulle rampe di lancio nel 2001 ma sono partiti tre anni dopo. Qualcosa è approdata alla meta, come il restauro del palazzo della Marra a Barletta. Qualcosaltro sta per arrivare: la messa in rete dei teatri storici, per esempio, per i quali sarà possibile sperimentare il servizio di teleticket. E per alcuni di questi teatri, in fase di restauro come quello di Canosa, cè lidea di farne un Verdi bis, come quello di Brindisi che con un sistema di vetrate che offre gli scavi archeologici a vista. Il consorzio Teatro pubblico pugliese sta andando anche oltre: non gli basta avere a disposizione teatri storici nuovamente fruibili, ma punta alla perfezione e con il Politecnico sta studiando le correzioni allacustica. Sui beni culturali, però, lultima tentazione in Puglia può arrivare dai suggerimenti di Federculture quando indica la privatizzazione delle gestioni per renderle economiche e liberarsi dal cappio di finanziamenti statali sempre più avari.