- NEW YORK - AGLI AMERICANI è stata presentata come una lotta dei fiorentini che difendono la loro città. In un lungo servizio nella sua edizione internazionale il settimanale Newsweek affronta in modo critico l'ampliamento degli Uffizi e soprattutto insiste sulle lunghe e interminabili code e sui servizi di prenotazione dei biglietti che spesso non funzionano, e vengono paragonati all'ingresso dell'«Inferno» dantesco. Il grande settimanale newyorkese spara a zero sul progetto di ristrutturazione e sulla grande gru gialla che invade lo spazio dei lavori. Chi vive a Manhattan però sa benissimo che in occasione dell'ampliamento del Museum of Modern Art, i cui lavori sono durati 5 anni, un intero «blocco» della città fra la Quinta e la Sesta Avenue è rimasto «chiuso» per lo stesso periodo e se i visitatori volevano vedere parte delle opere dovevano recarsi nel Queens a 8 chilometri di distanza prendendo due metropolitane o spendendo 25 dollari di ta xi per la sola andata. NESSUNO però ha protestato. E nessuno protesta adesso che il nuovo Moma è stato riaperto al pubblico e ha fissato a 20 dollari il prezzo del biglietto d'ingresso mentre la sera l'orario di chiusura è spesso anticipato perché il museo viene affittato a prezzi astronomici per manifestazioni promozionali di varia natura e spessore, cosa che gli Uffizi forse non saranno costretti a fare. E' vero, i grattacieli che circondano il nuovo Moma tutto vetro e acciaio ripensato da Yoshio Taniguchi non hanno il pregio architettonico e il valore storico dei palazzi fiorentini che si affacciano sull'Arno, ma la critica ad un intervento così significativo ha il sapore di una semplice polemica giornalistica che punta al sensazionalismo per farsi leggere. Spesso negli ultimi tempi, forse ispirati anche dai curatori dei musei stessi, stanchi e frustrati di dover affrontare le sempre più frequenti cause per la restituzione di capolavori rubati, trafugati o comprati in mod o molto spregiudicato, i media americani non hanno dedicato buona stampa ai musei italiani. In «Trovare spazio per l'arte», questo il titolo del lungo articolo di Barbie Nadeau sull'ampliamento degli Uffizi, si sostiene che 1200 capolavori esposti e un giorno solo per vederli anche senza limiti di tempo stampati nel biglietto, sono più che sufficienti, senza doverne aggiungere altri 800 come invece il completamento del progetto permetterà di fare. INSOMMA se il Metropolitan Museum crea un'intera struttura di vetro che si allunga nel Central Park per ospitare la sezione egizia riproponendo ambienti a grandezza naturale, viene salutato come una scelta dall'alto valore culturale. Se invece si allargano gli Uffizi per dare spazio a capolavori italiani che altrimenti nessuno potrebbe vedere, allora scatta la «battaglia dei fiorentini» che vogliono difendere la loro città dai barbari del modernismo. Un fatto è certo comunque, con gli Uffizi più grandi anche il numero dei visitator i continuerà a crescere e «il rifiuto del biglietto a tempo» a differenza della «visita veloce» imposta agli inizi dal nuovo Moma per far fronte alla grande domanda, non sembra un handicap ma un vero «privilegio italiano» molto apprezzato soprattutto dal pubblico americano.
Firenze vs americans
Il settimanale Newsweek ha pubblicato un articolo critico sull'ampliamento degli Uffizi a Firenze, sottolineando le lunghe code e i problemi di prenotazione dei biglietti. Il giornale ha anche criticato la grande gru gialla che invade lo spazio dei lavori e il progetto di ristrutturazione. L'articolo è stato definito come una polemica giornalistica che punta al sensazionalismo. Il giornale ha anche criticato la mancanza di attenzione ai musei italiani, in particolare gli Uffizi, che sono stati paragonati all'Inferno dantesco.
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