"Il governo vuole fare del settore un asse di sviluppo" Rutelli: Occorre mettere "in relazione conoscenza, settori di ricerca, pmi, ma anche la politica dell'ambiente, il settore enogastronomico, l'industria del turismo" E' "sistema" la parola d'ordine per il futuro dei beni culturali, un sistema che deve passare necessariamente attraverso il diaologo tra tutti i soggetti della filiera produttiva legati alla cultura. E' quanto è emerso oggi dal convegno 'Tecnologie e sistemi produttivi per la cultura', in corso a Roma al Complesso di San Michele a Ripa. Fare sistema, dunque, "perché il made in Italy delle tecnologie applicate ai beni culturali svolga un ruolo di leadership nel mondo", come ha sottolineato il sottosegretario di Stato ai Beni Culturali Danielle Gattegno Mazzonis. E come ha più volte ripetuto il ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli, aprendo i lavori del convegno "che rappresenta un momento importante di ascolto su cosa può e deve rappresentare la filiera produttiva legata alla cultura, con tutti i suoi mondi diversi che operano insieme, ma che paradossalmente non comunicano". "Il governo - ha sottolineato il ministro Rutelli - vuole fare del settore dei beni culturali un asse di sviluppo economico, consapevole che si tratta di un settore che, più di altri, crea ricchezza e occupazione. Il suo punto di forza è la durata, non essendo un settore ciclico; la sua debolezza l'incapacità di fare sistema". Il primo obiettivo, dunque, è proprio quello di fare sistema mettendo in relazione conoscenza, settori di ricerca, piccole e medie imprese, ma anche la politica dell'ambiente, il settore enogastronomico, l'industria del turismo e "superando la tradizionale dicotomia tra tutela e valorizzazione - ha aggiunto il ministro Rutelli - Solo così, settori in cui l'Italia è leader nel mondo, possono proiettarsi in un'ottica internazionale. Penso agli studi sul legno bagnato o sull'innalzamento delle acque sviluppati a Venezia, tanto per fare due esempi". Essere "protagonisti del cambiamento, e non spettatori del cambiamento messo in atto da altri", come ha spiegato Luigi Nicolais, ministro per le Riforme e l'Innovazione della Pubblica Amministrazione, seguendo "il modello Roma che - come ha ricordato Linda Lanzillotta, ministro per gli Affari regionali e le Autonomie locali - ha vinto la sfida generando una nuova città e una nuova economia": questo è l'obiettivo da perseguire. Consapevole del fatto che "in Italia siamo i più avanzati nel campo delle singole tecnologie, ma non abbiamo capacità organizzative", il ministro Rutelli ha anche proposto una fiera nazionale annuale delle tecnologie della cultura. "Il nostro comparto produttivo è fortissimo, ma molto frammentato, invece creando questa opportunità, scopriremo che siamo campioni nel mondo, non solo nel calcio, ma anche nella cultura e nelle industrie della cultura". Insomma, secondo il vicepremier, "la conferenza di oggi è un grande successo perché l'Italia è prima nel mondo non solo per il patrimonio culturale, ma anche per le tecnologie, le imprese e il lavoro di tecnici e artigiani occupati nel settore. Se sapremo fare sistema - ha concluso il ministro - potremo conquistare aree in grande sviluppo nel mondo: il fascino che l'Italia esercita sulla Cina, sull'Asia e sull'America può e deve diventare occasione di crescita dell'industria nazionale, oggi ancora parcellizzata e divisa".